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Vini della Sardegna

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La storia dei vini della Sardegna ha radici molto profonde ed è quasi impossibile stabilire date e periodi. E’ certo però che i popoli che si sono avvicendati nell’isola, con intenti non sempre pacifici, hanno lasciato tracce del loro passaggio anche nella vitivinicoltura.

Dalle tecniche di allevamento “ad alberello” descritte anche dal Columella, alle tecniche di lavorazione con l’aratro in legno trainato dai buoi o dal cavallo, comuni ancora oggi in molte zone dell’isola. La maggior parte dei vitigni provenienti dalle diverse aree del mediterraneo, in epoche differenti, hanno caratterizzato l’enologia sarda del passato. Molti sono tutt’ora coltivati e diffusi nonostante abbiano subìto modifiche genetiche nel corso degli anni; alcuni invece sono stati erroneamente abbandonati, altri ancora sono poco valorizzati per la scarsa produttività, indipendentemente dalle qualità del prodotto finale. La Sardegna in passato era conosciuta principalmente per la produzione di vini “da taglio, molto richiesti dai mercati dell’Italia centro settentrionale e francesi. Ma negli anni ’60 tutto il settore ha subito radicali trasformazioni soprattutto con i nuovi sistemi di allevamento espansi.

Questa particolare evoluzione trovò impreparati un pò tutti, dai viticoltori alle cantine sociali, dagli Enti del settore al mercato isolano. Molti vini della Sardegna furono snaturati, soprattutto i rossi, mentre alcuni bianchi, come il Nuragus, il Vermentino e il Torbato, anche con l’ausilio di adeguate tecnologie in cantina sono stati notevolmente migliorati. A confermare l’equazione “grande e mediocre” contribuirono anche le cantine sociali che, in quegli anni, sono cresciute in modo abnorme, più per volontà politica che per reali esigenze produttive, contribuendo a aumentare le produzioni in modo sconsiderato. Non sono esenti da colpe le tanto “chiaccherateDenominazione di Origine Controllata. Volute a furor di popolo, si sono rivelate inadeguate e già superate sin dalla loro costituzione.

In questi ultimi decenni si sono aggiunti nuovi vitigni “continentali, quali pinot, chardonnay, sangiovese, montepulciano, nebbiolo, cabernet, trebbiano, malvasia nera. Introdotti nell’isola in forma sperimentale, hanno dimostrato buona adattabilità ai suoli e ai microclimi delle diverse zone. Ovviamente il “supporto” di questi vitigni ha contribuito a modificare il quadro viticolo ed enologico regionale, in molti casi migliorandolo.

Attualmente il patrimonio vitivinicolo è abbastanza diversificato seppur dimezzato, in parte per il continuo abbandono dei vigneti e per le persistenti annate siccitose degli anni ’80. E’ auspicabile che la ripresa avvenga in modo graduale e intelligente, proponendo vini sempre più importanti, senza esagerare nella produzione di vini spumanti e “beverini” ma puntare soprattutto sui grandi vini della Sardegna bianchi, rossi di nuova tipologia e vini da dessert, che per anni sono stati il fiore all’occhiello dell’enologia sarda e nazionale.

Vini della Sardegna – Quali sono i principali? Vediamoli e apprezziamoli insieme.

  ARBOREA

I VITIGNI: sono tre i vitigni interessati a questa doc, sangiovese, trebbiano romagnolo e trebbiano toscano, introdotti nell’isola intorno agli anni trenta dai coloni veneti e romagnoli, giunti nell’isola per bonificare il Basso oristanese, dove è poi sorta l’attuale Arborea. In Sardegna non hanno particolari sinonimi.

ZONA DI PRODUZIONE: oltre all’area delimitata dalla doc i vitigni si sono diffusi in quasi tutta la provincia di Cagliari e in alcune aree di Sassari e di Nuoro, dove le sue uve sono utilizzate principalmente in uvaggio.

I VINI: con la denominazione Arborea possono essere prodotti il “Sangiovese” e il “Trebbiano“. Il Sangiovese anche nel tipo rosato, con tenore alcolico minimo di 11 gradi e le uve devono essere sangiovese per almeno 85%.

  • ARBOREA-SANGIOVESE (DOC) Ha un colore rubino; profumo vinoso e composto; sapore asciutto e morbido. Si sposa bene con carni rosse e brasati. Può invecchiare 2-3 anni, ma è da preferirsi giovane. Temperatura consigliata 18°C.
  • ARBOREA-TREBBIANO (DOC) Può essere prodotto anche nella versione amabile, da uve trebbiano toscano e/o romagnolo per almeno 85%, con tenore alcolico minimo di 10,5 gradi. Ha colore paglierino; profumo tenue e delicato; sapore secco fresco e vivace. Consigliabile come aperitivo, con piatti a base di pesce, minestre in brodo e asciutte dai condimenti leggeri. Da bersi giovane. Temperatura consigliata 9/10°C.

  CANNONAU

IL VITIGNO: l’origine probabilmente è spagnola per la notevole somiglianza al canonazo di Siviglia e al grenache francaise. C’è chi ritiene possa essere una varietà di Alicante. Tra i sinonimi più comuni: cannonau, cannonadu, nannonatu, retagliadu o revagliadu nieddu.

ZONA DI PRODUZIONE: la maggior diffusione è accentrata nelle zone più vocate della provincia di Nuoro (Ogliastra, Baronia, Barbagia), di Sassari (Nurra, Anglona) e Campidano. Può essere prodotto come Cannonau di Sardegna anche con le sotto-denominazioni di Oliena, o Nepente e di Capo Ferrato, nelle versioni rosso e rosato e nei tipi secco, amabile, dolce, liquoroso secco, liquoroso dolce, “superiore” e “riserva“. L’invecchiamento minimo di un anno, due per il tipo riserva di cui sei in botti di legno, con tenore alcolico minimo di 13% vol.

  • CANNONAU DI SARDEGNA SECCO (DOC) Ha un colore rosso rubino intenso; profumo ampio e continuo con sentori di mallo di noce, caratteristico; sapore asciutto e generoso. Ottimo su carni rosse alla brace, cacciagione e formaggi stagionati. La gradazione alcolica minima è di 12,5% vol. Può invecchiare bene alcuni anni. Temperatura consigliata 18-20°C.

NOTE: sono numerosi i Cannonau a denominazione geografica, o con nomi di fantasia ottenuti anche da altre uve rosse e/o bianche, in percentuali diverse. Tra questi vanno segnalati Sa Mola Rubia, il Cannonau di Ogliastra, il Cannonau di Alghero, prodotto in selezione solo in annate eccezionali; le Bombarde-Cannonau di Alghero e il Cannonau di Dorgali.

  CAGNULARI

IL VITIGNO: l’origine è incerta. Si pensa sia stato introdotto dalla Francia nel secolo scorso, o ancor prima dagli stessi spagnoli durante la loro denominazione. Sempre meno utilizzato, era destinato a scomparire a vantaggio di altre varietà. Solo l’impiego di alcuni vignaioli ha consentito la ripresa produttiva. Ha una produzione abbondante e costante, ma non ha particolari sinonimi: cagnovali, cagnorali, cagnonale.

ZONA DI PRODUZIONE: la maggior diffusione è concentrata nel Sassarese, dove pare abbia trovato il suo habitat ideale. E’ presente anche in altre zone della Sardegna in quantità irrilevante, ma utilizzato solamente in uvaggio.

IL VINO: anticamente era molto ricercato per essere tagliato con vini più deboli. Prodotto ad alberello, da un vino di notevole struttura, anche per questo si utilizza spesso in uvaggio con cannonau, pascale, monica e muristellu. Alcuni nel Sassarese lo vinificano in purezza dove, con produzioni razionali, ottengono un vino armonico ed equilibrato. Le caratteristiche possono mutare sensibilmentesecondo l’andamento stagionale. Il tenore alcolico varia dai 12 ai 13,5 gradi.

  • CAGNULARI DI USINI – Il colore và dal cerasuolo carico al rubino; profumo ampio ed intenso con bouquet vinoso e floreale, caratteristico; sapore asciutto e morbido, di corpo è abbastanza persistente. Ha discrete capacità di invecchiamento (2-3 anni). Bevuto a 16-18°C è ottimo con carni bianche e rosse alla graglia, brasati e formaggi di media stagionatura.
  CAMPIDANO DI TERRALBA

I VITIGNI:per almeno 80% sono bovale sardo e bovale di Spagna; sono ammesse piccole aggiunte, in percentuali variabili, di pascale di Cagliari.

ZONA DI PRODUZIONE: comprende i territori della parte meridionale della provincia di Oristano a quella settentrionale di Cagliari.

IL VINO: prima del riconoscimento a doc, era considerato il vino comune del Basso Campidano di Oristano.

  • CAMPIDANO DI TERRALBA (DOC) – Può essere prodotto anche con la denominazione “Terralba”, con tenore alcolico minimo di 11,5 gradi. Ha colore rubino carico; profumo leggero e un pò vinoso; sapore asciutto e sapido. Si abbina a carni rosse e bianche alla griglia, stufati e formaggi di media stagionatura. E’ vino da bersi preferibilmente giovane, tuttavia qualche annata sopporta un moderato invecchiamento. Temperatura consigliata 16/18°C.
  CARIGNANO

IL VITIGNO: di origine spagnola è molto simile al mazuela coltivato nella penisola iberica e al carignan francese. In Sardegna è conosciuto come “ua” o “axina de Ispagna“, oppure “nieddu de Ispagna“.

ZONA DI PRODUZIONE: è maggiormente diffuso nel basso Sulcis; ma è presente anche nel Campidano di Cagliari e in parte in quello di Oristano.

IL VINO: è sempre stato considerato “vino da taglio“, pertanto molto richiesto dai mercati continentali ed esteri. In questi ultimi anni, modificando le tecniche culturali e di vinificazione, si sta affermando anche come vino da tavola. E’ prodotto nella versione rosso e rosato, con la denominazione Carignano Sulcis Doc e Rosso di Calasetta.

  • CARIGNANO DEL SULCIS (DOC) Ha colore rubino intenso, tendente al granato; il profumo è tenue e delicatamente vinoso; il sapore asciutto, caldo e armonico. Si sposa bene con carni rosse e bianche, brasati e formaggi stagionati. Può invecchiare bene 2-3 anni. Il tenore alcolico è di 11,5 gradi. Temperatura consigliata 16-18°C.

NOTE: recentemente sono state alcune prove in barrique che hanno dato risultati molto soddisfacenti; meno della versione spumante. Interessanti anche il Terre Brune ottenuto da una selezione di Carignano ed altre locali invecchiato per oltre un anno in barrique e affinato in bottiglia per circa 18 mesi e il Rocca Rubia, sempre da uve carignano ma con un affinamento in barrique seminuove.

  GIRO

IL VITIGNO: si presume si di origine spagnola, ed ha un infinità di sinonimi, tavolta anche impropri; zirone, girone, zirone de Ispagna, zirone bianco, aghina barja, nieddu addosu, nieddu alzu.

ZONA DI PRODUZIONE: era diffuso in tutta la Sardegna, ma è stato un pò abbandonato per l’incostanza produttiva, soprattutto se non allevato ad alberello, e per la scarsa resistenza alle malattie crittogame. Attualmente è coltivato in forma espansa nel circondario di Cagliari, dove si è sempre registrata la maggior produzione.

IL VINO: per le particolari caratteristiche organolettiche era molto richiesto, sin dal secolo scorso, nelle regioni centro-settentrionali ed anche in Austria, Francia ed Ungheria. L’attuale disciplinare consente di produrre un vino con la denominazione Girò di Cagliari, nei tipi: secco, dolce, liquoroso dolce e liquoroso secco o dry.

  • GIRO’ DI CAGLIARI-DOLCE (DOC) – Ha colore rosso rubino con riflessi aranciati, che si accentuano con l’invecchiamento; profumo delicato e fragrante; sapore dolce, morbido e caldo, con fin di bocca leggermente amarognolo. Si sposa bene con i formaggi piccanti; ottimo anche a fine pasto. La gradazione alcolica minima per il tipo secco è di 12,5; può invecchiare qualche anno, ma è da preferirsi giovane. Il tipo liquoroso se invecchiato almeno 2 anni può qualificarsi “riserva“. Temperatura consigliata 12-14 °C.

NOTE: nella Planargia si produce in Girò particolare, molto dolce, alcolico e ricco di profumi caratteristici del vitigno.

  MALVASIA

IL VITIGNO: i vitigni che portano il nome malvasia sono numerosissimi e assai differenti tra loro; sono a frutto bianco e nero, a sapore semplice o aromatico. Ci sono anche vini che portano impropriamente il nome Malvasia, pur essendo prodotti con altre uve. In Sardegna è conosciuto il vitigno a frutto bianco non aromatico. L’origine è sicuramente greca e si presume sia arrivato nell’isola intorno al V secolo con la presenza dei Bizantini; non si hanno però documentazioni precise. Tra i sinonimi più comuni: malmasia, malmazia, alvarega e uva greca.

ZONA DI PRODUZIONE: in Sardegna è coltivato un pò ovunque; ma solamente in alcune zone ben distinte riesce a dare vini di elevato pregio. Nel Campidano di Cagliari, parte della Marmilla e del Parteolla, ma soprattutto nella Planargia dove la superficie vitata è ancora frazionata e ne ostacola la valorizzazione.

I VINI: per la diversità di clima, di composizione del terreno, dei sistemi di allevamento e di trasformazione, si ottengono vini diversi. Quello prodotto in Planargia è delicato e soave; più generoso e dal gusto deciso quello delle altre zone. Attualmente sono prodotti vini con la denominazione di origine controllata di Malvasia di Cagliari, Malvasia di Bosa e con la denominazione geografica di Malvasia della Planargia; quest’ultimo anche nella versione spumante demi-sec.

  • MALVASIA DI BOSA (DOC) – Ha colore paglierino carico, tendente al dorato profumo ampio e persistente, caratteristico; sapore delicato, morbido, con lunga persistenza gusto-olfattiva. Si abbina energicamente alla pasticceria secca; ottimo se invecchiato di qualche anno con formaggi erborinati e patè di fegato d’oca. Può invecchiare molti anni ma è da preferirsi giovane, anche se il disciplinare di produzione prevede un invecchiamento minimo di due anni. Con l’eccessivo invecchiamento le caratteristiche tendono a modificarsi, fino a renderle molto simili a quelle della Vernaccia di Oristano. Può essere prodotto anche nei tipi dolce, secco, liquoroso secco, liquoroso dolce con tenore alcolico minimo di 15 gradi. Temperatura consigliata 12°C.
  • MALVASIA DI CAGLIARI SECCO (DOC) – Ha colore giallo oro che tende all’ambrato con l’invecchiamento; profumo intenso e continuo; sapore morbido e deciso dal fondo leggermente ammandorlato. E’ vino da fine pasto, ma si abbina molto bene ad alcuni piatti di pesce. Il tenore alcolico minimo è di 12 gradi per il tipo secco; può essere prodotto anche nei tipi: liquoroso secco e liquoroso dolce con tenore minimo di 14 gradi. Se invecchiato almeno due anni può qualificarsi “riserva”. Temperatura consigliata 8-12°C.
  • MALVASIA DELLA PLANARGIA – E’ la vera espressione del Malvasia di questa zona. E’ prodotto anche nella versione spumante. Ha colore paglierino, da giovane anche con riflessi citrini; profumo ampio ed intenso di fruttato, molto personale; sapore “dolce non dolce” per la particolare armonia tra gli zuccheri e la glicerina, fine ed elegante. Ottimo come aperitivo, da fine pasto con la pasticceria secca e da “conversazione“. Il tenore alcolico minimo è di 13,5 gradi. E’ vino da “cogliere” nei primi due anni. Temperatura consigliata 12-14°C.
  MANDROLISAI

I VITIGNI: sono diversi e tra i più antichi dell’isola: muristellu, cannonau e monica sono i principali; possono concorrere in piccole percentuali girò, malaga, barbera ed altre locali.

ZONA DI PRODUZIONE: è certamente tra le sub-regioni viticolo più interessanti e suggestive, della Sardegna; le vigne sono coltivate anche a 600 metri sul livello del mare, su terreni da disfacimento granitico.

IL VINO: prende il nome dell’area di produzione. Può essere prodotto nei tipi rosso e rosato con tenore alcolico minimo di 11,5 gradi. Presso i piccoli produttori, soprattutto di Atzara, si può assaggiare il caratteristico vino di queste zone, pieno e robusto con leggeri residui zuccherini.

  • MANDROLISAI ROSSO (DOC) – Ha colore rubino carico; profumo intenso con bouquet ampio e vinoso; sapore asciutto; sapido, caldo ed equilibrato. Si abbina a carni rosse allo spiedo e formaggi stagionati. E’ vino da medio invecchiamento (2-4 anni). Temperatura consigliata 18-20°C.
  MONICA

IL VITIGNO: anche questo è di probabile origine iberica e non è presente in altre regioni italiane. Tra i sinonimi più diffusi: niedda mora, niedda de Ispagna, monaca.

ZONA DI PRODUZIONE: è diffuso un pò ovunque, ma ha rilevante importanza solamente nel Campidano di Cagliari, nell’Oristanese, nella Marmilla, nella Trexenta, nel Parteolla e nel Sulcis Iglesiente.

I VINI: anticamente era prodotto solo ad alberello e le uve fatte appassire sulla pianta e su graticci. Si otteneva un vino, dolce o secco, di grande corpo e struttura. Con l’evento delle forme espanse, e le alte rese per ettaro consentite dal disciplinare, ha perso le caratteristiche originarie. Attualmente è prodotto con le denominazioni di origine controllata Monica di Sardegna e Monica di Cagliari, nelle versioni rosso e rosato. Non mancano le denominazioni geografiche e di fantasia dove concorrono altre uve in percentuali diverse.

  • MONICA DI CAGLIARI (DOC) – Ha colore rubino, anche intenso; profumo etereo; sapore secco, caldo e pieno. Si sposa bene con carni rosse alla brace e formaggi stagionati. Può essere prodotto anche nei tipi liquoroso secco e liquoroso dolce. Se invecchiato almeno due anni, di cui uno in botte di legno, può qualificarsi “riserva“. Temperatura consigliata 16-18°C per il tipo secco; 12-13°C per quello dolce.
  • MONICA DI SARDEGNA SECCO (DOC) – Ha colore rubino chiaro, profumo tenue e un pò vinoso, fresco; sapore secco e sapido. Trova il miglior abbinamento con i salumi, primi piatti dai condimenti saporosi e carni bianche alla brace. Può essere prodotto anche nei tipi amabile, “fermo” e frizzante. Il tenore alcolico minimo è di 11 gradi; se invecchiato almeno un anno con tenore alcolico minimo di 12,5 gradi, può qualificarsi “superiore“. Temperatura consigliata 14-16°C per il tipo secco; 12°C per il tipo amabile.
  MOSCATO

IL VITIGNO: la famiglia moscato è certamente tra le più numerose. Diversi i vitigni, diversi anche i vini prodotti nelle varie zone. Il particolare aroma è l’elemento che li accomuna e li caratterizza. I sinonimi sono tanti e tavolta impropri. Anticamente le uve erano dette “apianae“, perchè preferite dalle api per la loro dolcezza. In Sardegna i più comuni sono: muscadellu de Ispagna, muscadellu sardu o muscadelleddu, muscadellu nieddu, muscadeddu, mussadeddu.

ZONA DI PRODUZIONE: è difficile trovare vigneti, seppur piccoli, ove non sia presente questo vitigno; ma le aree di maggior diffusione sono il Campidano di Cagliari, la Marmilla, il Parteolla, la Gallura e l’Anglona. Nella provincia di Nuoro è coltivato nell’area del Mandrolisai, dove è presente anche la varità a frutto nero.

I VINI: attualmente i vini moscati prodotti con denominazioni geografiche e a doc sono tanti, tutti comunque ottimi vini da dessert e da fine pasto. E’ prodotto anche nella versione spumante dolce e demi-sec.

  • MOSCATO DI CAGLIARI (DOC) – L’area di produzione comprende le province di Cagliari e di Oristano. Ha colore giallo carico; profumo ampio e persistente, tipico; sapore dolce ma non stucchevole. E’ prodotto anche nel tipo liquoroso dolce che, se invecchiato almeno un anno, può qualificarsi “riserva“. Il tenore alcolico minimo è di 12 gradi. E’ da preferirsi giovane anche se alcune annate resistono bene qualche anno. Temperatura consigliata 10-12°C.
  • MOSCATO DI SARDEGNA SPUMANTE (DOC) – Questa denominazione è riservata allo spumante prodotto nell’intero territorio regionale. E’ consentita anche la sottodenominazione di Tempio Pausania, Tempio o Gallura. Il tenore alcolico minimo è di 11,5 gradi. Ha colore paglierino anche carico; profumo ampio ed armonico dell’uva; sapore dolce, fine, fragrante e persistente. Temperatura consigliata 8°C.
  • MOSCATO DI SORSO-SENNORI DOLCE (DOC) – E’ prodotto negli omonimi territori. Ha colore giallo oro, quasi ambrato; profumo intenso e caratteristico; sapore dolce, pieno e vellutato che ricorda l’uva omonima molto matura. Il tenore alcolico minimo è di 13 gradi ed è prodotto anche nel tipo liquoroso dolce. Può invecchiare bene qualche anno, ma è da preferirsi giovane. Temperatura consigliata 9-10°C.
  NASCO

IL VITIGNO: l’origine è ignota ma si presume sia spagnola. E’ conosciuto solamente in Sardegna da oltre due secoli, pertanto potrebbe considerarsi autoctono. Il vitigno è stato abbandonato dai vignaioli perchè poco produttivo e, se non saranno incrementate le superfici vitate, tenderà a scomparire del tutto. Non ha particolari sinonimi, solamente nascu, nascu biancu e nuscu, che deriverebbero da muschio per la particolare sensazione di vellutatezza conferita al vino.

ZONA DI PRODUZIONE: l’area maggior mente interessata alla produzione è la pianura del Campidano di Cagliari e le colline della Marmilla e del Parteolla; ma è coltivato anche nell’Oristanese e nel Mandrolisai. In quest’ultima zona si ottiene un ottimo Nasco molto delicato ancora da valorizzare.

IL VINO: già dalla metà del secolo scorso questo vino era apprezzato nelle migliori manifestazioni enologiche nazionali ed estere. E’ da ritenersi tra i migliori vini da dessert italiani; attualmente è prodotto con la denominazione Nasco di Cagliari (doc) e con nomi di fantasia come il Monteluce e l’Angialis; in quest’ultimo sono state aggiunte piccole percentuali di malvasia.

  • NASCO DI CAGLIARI (DOC) – Ha colore paglierino carico che si fa dorato con l’invecchiamento; profumo sottile e delicato con sentori di sottobosco e piccoli fiori; sapore secco, morbido, con stoffa lunga e setosa, dal fondo leggermente amarognolo. Si sposa bene con i dolcetti di mandorle, tipici del Campidano. Può essere prodotto nei tipi secco, liquoroso secco, liquoroso dolce, con tenore alcolico minimo di 13 gradi. Questi ultimi, se invecchiati almeno 2 anni, possono qualificarsi “riserva“. Può resistere bene diversi anni, ma è da preferirsi mediamente invecchiato. Temperatura consigliata 12-14°C.
  NEBBIOLO

IL VITIGNO: l’origine è presumibilmente piemontese; introdotto nell’isola alla fine del secolo scorso, non ha particolari sinonimi; tantissimi, invece, nelle regioni settentrionali.

ZONA DI PRODUZIONE: è l’imitata al circondario di Tempio, Calangianus e Luras, in Gallura; recentemente anche in altre zone dell’isola ma in piccole quantità.

IL VINO: è tutt’ora ottenuto da uve provenienti da allevamento ad alberello e guyot, con rese abbastanza limitate. E’ prodotto con la denominazione geografica di Nebbiolo di Luras o concorre in uvaggio per ottenere altri rossi. Recentemente è stato proposto anche affinato in barrique con il nome di Dolmen.

  • NEBBIOLO DI LURAS – Ha un colore rubino intenso; profumo ampio e persistente; sapore asciutto, morbido ed equilibrato. Il tenore alcolico si aggira intorno ai 12-12,5 gradi. Resiste bene qualche anno d’invecchiamento, ma è da preferirsi sui 2 anni. Trova il miglior abbinamento con carni rosse alla griglia e formaggi stagionati. Temperatura consigliata 18°C.
  NIEDDERA

IL VITIGNO: l’origine è incerta, ma è conosciuta nell’isola da tanti anni. Non è presente in altre regioni italiane e non ha particolari sinonimi. La produzione è un pò incostante.

ZONA DI PRODUZIONE: è circoscritta nei comuni della Bassa Valle del Tirso nell’Oristanese, ma soprattutto nel circondario di Cabras dove si alleva ancora ad alberello.

IL VINO: dalle forme tradizionali si otteneva un vino corposo e pieno, ma l’incostanza produttiva del vitigno ha spinto i viticoltori ad abbandonarlo o ad utilizzarlo in uvaggio con altre uve locali. Con le forme espanse si sono diversificate anche le tipologie, dal rosso comune al rosato fresco e vivace. Attualmente è riproposto nel tipo tradizionale, con attenta selezione delle vigne per vocatura e delle uve per sanità. Il tenore alcolico si aggira intorno ai 12,5 gradi. Ha colore rosso rubino carico, con riflessi granata, profumo intenso e fruttato con sentori di amarena; sapore asciutto, caldo e pieno con piacevole armonia gusto-olfattiva. Si abbina egregiamente a pietanze di carne, arrosti e cacciagione. Può invecchiare bene 2-3 anni; particolari annate anche di più. Temperatura consigliata 18-20°C.

  NURAGUS

IL VITIGNO: non si hanno testimonianze che accertino con sicurezza la sua origine; molto probabilmente è autoctono. Con il Vermentino è il vitigno quantitativamente più rappresentativo e più produttivo della Sardegna. E’ noto, infatti, con i sinonimi “prenti tineddus” (riempi tini), “pagaduppidus” e “ua de is poberus” (uve dei poveri).

ZONA DI PRODUZIONE: dall’Alta Marmilla si è diffuso nelle sub regioni del Campidano di Cagliari, della Trexenta, del Parteolla, del Sulcis Iglesiente e del Basso Oristanese.

IL VINO: anticamente dava un vino molto alcolico, disarmonico e sgraziato. Oggi grazie alle forme espanse e alle moderne tecniche di trasformazione, è notevolmente migliorato. E’ uno dei pochi casi dove questo tipo di allevamento ha contribuito positivamente sulla qualità del vino, grazie anche all’aggiunta di piccole quantità di uve miglioratrici quali pinot, chardonnay, e malvasia. E’ prodotto con nomi di fantasia, con varie denominazioni geografiche e con la denominazione d’origine controllata di Nuragus di Cagliari.

  • NURAGUS DI CAGLIARI (DOC) Ha colore paglierino chiaro con riflessi verdolini; profumo tenue e un pò fruttato; sapore secco piacevolmente acidulo e fresco. Oltre ad essere un buon aperitivo, si abbina egregiamente ad antipasti magri a base di pesce, minestre in brodo e pesci dalla carne delicata. E’ vino da bersi giovane e il tenore alcolico si aggira sugli 11 gradi. Temperatura consigliata 8-9°C.

NOTE: la uve nuragus, solo o congiuntamente, concorrono nella produzione di numerosi vini freschi e vivaci ed anche spumanti.

  SANGIOVESE

IL VITIGNO: le origini sono toscane e romagnole; comprende una famiglia assai numerosa e si distingue in biotipi diversi. E’ tra i vitigni “continentali” seguiti con più attenzione in Sardegna.

ZONA DI PRODUZIONE: dall’area arborense, dove è stato coltivato inizialmente, si è diffuso un pò ovunque, dando anche migliori risultati sia dal punto di vista viticolo che enologico.

IL VINO: sono ancora pochi i vini prodotti con la denominazione Sangiovese. Spesso le uve sono utilizzate per ottenere rossi più equilibrate ed armonici. Il tenore alcolico è sui 12 gradi.

  • SANGIOVESE – Ha colore rosso rubino; profumo intenso, fragrante e un pò vinoso; sapore asciutto, sapido, morbido ed equilibrato. Non è da invecchiamento; ma particolari annate resistono bene alcuni anni. Si abbina a salumi, pollame, carni bianche e rosse in umido, servito alla temperatura di 16-18°C.
  SEMIDANO

IL VITIGNO: non si hanno notizie precise sulla sua origine e non è presente in altre regioni italiane; è, dunque, un vitigno tutto sardo. Era molto diffuso alla fine del secolo scorso ma, con la ricostruzione dei vigneti dopo la fillossera, è stato abbandonato dai vignaioli per la scarsa produttività. Semidanu e Seminanu sono i sinonimi più comuni.

ZONA DI PRODUZIONE: non è vasta; è limitata al Basso Oristanese e ad alcune aree del Campidano di Cagliari. Solo in questi ultimi anni si sta cercando di incrementare la superficie, alla luce dei risultati ottenuti sia in vinificazione singola che associata.

I VINI: proprio per la scarsa produttività, le uve venivano utilizzate con altre locali per ottenere bianchi di buon corpo. In quest’ultimo decennio si sono fatte prove di vinificazione singola, con uve provenienti da allevamenti ad alberello e guyot ed anche associate ad altre bianche; i risultati sono stati molto incoraggianti sia come vino da dessert, fine ed elegante, con tenore alcolico sui 14 gradi, che nella versione da tutto pasto.

  • SEMIDANO DI MOGORO – Ha colore paglierino con riflessi verdolini; profumo sottile, delicato, fresco e fruttato; sapore secco, sapido e pulito, con buona persistenza d’aroma. Bevuto alla temperatura di 10°C, trova il miglior abbinamento con affettati, stufati di verdura, minestre in salse delicate a base di pesce.
  • SEMIDANO DI SAN VERO MILIS – Ha colore giallo oro, profumo intenso e continuo con bouquet folto; sapore abboccato e pieno, la presenza dell’alcool e della glicerina lo rende particolarmente morbido. E’ “da conversazione“, ma non diniega la pasticceria secca e i formaggi erborinati un pò piccanti. Temperatura consigliata 12°C; resiste bene qualche anno ma è da preferirsi giovane.
  TANCA FARRA’

IL VITIGNO: sono il Cannonau e il Cabernet sauvignon. Quest’ultimo, tra i più diffusi al mondo, si distingue in due grandi “famiglie”; Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. E’ molto coltivato nel Bordolese in Francia e ottimi risultati sono stati ottenuti anche in California, in Cile e in Sudafrica; in Italia è presente principalmente nelle Tre Venezie.

ZONA DI PRODUZIONE: in Sardegna è stato introdotto da oltre un decennio anche se qualche azienda lo coltiva da moltissimi anni in forma sperimentale. I risultati confermano la buona adattabilità ai suoli e ai climi. E’ presente nell’Algherese e in molte altre zone della Sardegna.

IL VINO: proviene dall’uvaggio, in egual misura, del cannonau e del cabernet sauvignon. Dal primo ha preso la struttura, dal secondo la finezza e l’eleganza. Prima dell’imbottigliamento è stato invecchiato per tre anni, di cui due in botti di rovere, e il tenore alcolico è sui 12,5 gradi. Ha colore rubino tendente al granato; profumo intenso, ampio e persistente, dove si avverte l’erbaceo del cabernet; sapore asciutto, pulito, pieno ed armonico. Può accompagnare grigliate di carni rosse, stufati, brasati, selvaggina e formaggi stagionati. Può invecchiare bene per 6-7 anni ed oltre. Temperatura consigliata 18-20°C.

  TORBATO

IL VITIGNO: l’origine è iberica e l’introduzione nell’isola risale al periodo della dominazione spagnola. Non ha particolari sinonimi; torbato, trubou e trubat, sono i più comuni. Si pensa appartenga alla “famiglia” delle Malvasie, più vicino alla Malvasia di Rousillon.

ZONA DI PRODUZIONE: è limitata al comprensorio di Alghero e ad alcune zone del Sassarese.

I VINI: originariamente dalle sue uve si otteneva anche il tipo passito, un’ottimo vino da dessert. Oggi, con uve provenienti da forme espanse, si ottengono vini diversi e molto equilibrati come il Torbato di Alghero e il Torbato – Terre Bianche, frutto di una attenta selezione; ha dato ottimi risultati anche nella versione spumante. Il tenore alcolico varia dagli 11 ai 12,5 gradi.

  • TERRE BIANCHE – E’ certamente la più alta espressione finora data dal Torbato, considerato tra i migliori bianchi “da tavola” prodotti in Sardegna. Ha colore paglierino chiaro con riflessi citrini; profumo di buona intensità e persistenza, con bouquet ampio e fruttato; sapore secco, sapido, con lunga e piacevole sensazione gusto-olfattiva, fine ed elegante. Da bersi preferibilmente giovane di un anno alla temperatura di 8-10°C. Ottimo come aperitivo, con i conchigliacei crudi, pesci dalla carne delicata e crostacei.
  • TORBATO DI ALGHERO – Ha colore paglierino con riflessi verdolini; profumo delicato ma continuo, fresco e vivace con sentori di limoncella; sapore secco, sapido con buona sensazione gusto-olfattiva. Ideale su pietanze a base di pesce, minestre dai condimenti leggeri, crostacei. Non è vino da invecchiamento. Temperatura consigliata 9-10°C.
  VERMENTINO

IL VITIGNO: non si hanno notizie certe sulla sua origine. Si pensa sia stato introdotto in Sardegna dalla vicina Corsica alla fine del secolo scorso. E’ diffuso in Spagna e nel Midì francese; in Italia soprattutto in Liguria e in Toscana. Non ha particolari sinonimi.

ZONA DI PRODUZIONE: è il vino più rappresentativo della provincia di Sassari e lo sta diventando anche della Sardegna. La Gallura è da considerarsi “zona classica“. La sua coltivazione si è estesa anche in altre sub-regioni di questa provincia e perfino nel Campidano di Cagliari e di Oristano, dove le produzioni sono state notevolmente incrementate in questi ultimi anni.

I VINI: proprio per la sua diffusione i vini Vermentino, attualmente prodotti in Sardegna, hanno caratteristiche molto diverse. Sono prodotti con le doc Vermentino di Gallura e Vermentino di Sardegna.

  • VERMENTINO DI GALLURA (DOC) – La produzione è circoscritta alla sola Gallura ed alcuni comuni confinanti o della provincia di Nuoro. Ha colore paglierino anche carico; sapore secco ma morbido, caldo e caratteristico. Si sposa bene con pietanze a base di pesce e formaggi poco stagionati. Non è da invecchiamento, ma particolari annate resistono bene anche 2-3 anni. Deve avere un tenore alcolico minimo di 12 gradi, se raggiunge i 14 può qualificarsi “superiore“. Temperatura consigliata 8-10°C.

    NOTE: con questa denominazione sono prodotti anche vini particolarmente selezionati: Capichera, Piras, Funtanaliras, Aghiloia e Giogantino “superiore”.

  • VERMENTINO DI SARDEGNA (DOC) – Può essere prodotto su tutto il territorio regionale. Ha colore paglierino chiaro con riflessi citrini; profumo delicato e fruttato, sapore secco, fresco e vivace. Ottimo come aperitivo e pietanze delicate; da bersi giovane. La gradazione alcolica minima deva essere di 9,5 gradi. Temperatura consigliata 8-9°C.

    NOTE: con questa denominazione sono prodotti vini provenienti da zone particolarmente vocate o ottenuti da attente selezioni. Meritano citazione Cala Viola, I Papiri, Astice, Costamolino, Montespada, Aliseo e Sevatico, curati anche nell’immagine. Degni di nota alcuni Vementini a denominazione geografica e di fantasia come Aragosta-Vermentino di Alghero, Ladas, Capo Giglio e Vermentino di Usini.

  VERNACCIA

IL VITIGNO: l’origine è antica ed è incerta; il nome deriverebbe da “vernacula“, cioè del luogo. Con questo termine anticamente si indicavano i vitigni non bene identificabili. I sinonimi più comuni sono: granazza e garnaccia.

ZONA DI PRODUZIONE: la Bassa Valle del Tirso, principalmente alla destra del fiume dove si identificavano le zone del bennaxi (una volta paludose) e quelle del gregori (più alte ed asciutte).

IL VINO: i vini omonimi prodotti in altre regioni italiane sono molti, bianchi e rossi, ma niente a non comune con quello prodotto nell’oristanese.

  • VERNACCIA DI ORISTANO (DOC): è un vino stranissimo che va contro le più comuni regole enologiche. Infatti, contrariamente a quanto succede con gli altri vini, la vernaccia di Oristano sopporta i forti sbalzi di temperatura in cantine anche esposte al sole. Le botti per l’affinamento e l’invecchiamento sono tenute scolme, affinché la presenza dell’aria favorisca la formazione del velo sulla superficie del vino, che contribuisce a tipicizzare i caratteri organolettici. Ha colore giallo oro che si fa ambrato con l’invecchiamento; profumo intenso e persistente; sapore secco, caldo, con fondo leggermente amarognolo che ricorda le mandorle e le nocciole tostate. Ottimo con gli amaretti; se giovane si sposa bene anche con la bottarga di muggine; invecchiato è un eccellente vino “da conversazione“. Può essere prodotto nei tipi superiore, liquoroso secco o dry col tenore alcolico minimo di 15 °C. Se invecchiato almeno quattro anni può qualificarsi “riserva“. È l’unico vino sardo che può invecchiare per lunghissimi anni sempre migliorando. Temperatura consigliata 12-13° C.

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