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Sassari – No ai dominatori

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Sassari (Tàtari), la capitale dell’ insofferenza verso i dominatori. La prima volta fu nel 1236 quando, si può dire, la città era poco più che in fasce.

I sassaresi si rivoltarono contro il giudice Barisone III e la sua assai poco permissiva legislazione in fatto di commerci, traffici e altre attività economiche. Uccisero il primo e abolirono la seconda. Nacque così una sorta di comune indipendente, ma a sovranità limitata (da Genova), regolato dagli statuti di Sassari, redatti in sardo. E si rivoltarono contro gli aragonesi nel 1325, costringendo il governatore Raimondo di Montepavone a rinchiudersi in un’ enorme fortezza costruita al posto dell’ antico (e distrutto) castello giudicale di Saxi (XI secolo).

Non ci fu dominatore che non dovette fare i conti con i sassaresi: gli ultimi furono gli austriaci e i piemontesi.

I luoghi di questa storia sono tutti lì, nelle strette viuzze del centro storico, nei palazzotti e nelle vecchie case, nell’università che conserva solo una parte delle vecchie strutture del 1500. Occasioni per visitare Tàtari (Sassari) ce ne sono molte nel corso dell’ anno, dalla festa dei candelieri del 14 agosto (una corsa danzata con sulle spalle finti ceri alti tre metri), alla Cavalcata sarda della penultima domenica di maggio (una festa della cultura sarda, costumi, canti, danze, corse a cavallo), alle processioni della Settimana Santa.

Ma l’ idea è la stagione invernale perchè ci potremo imbattere in alcuni capolavori della cucina sassarese, da “leggere” nell’atmosfera giusta, con calma e senza ressa. Piedini di agnello (o di capretto, se siamo nelle grazie di Sardus Pater) in salsa piccante, gioga minuda (piccole lumache anch’esse in salsa ), zimino (una zuppa di pesce da accompagnare con una marcia trionfale), e poi sa fregula (grumi di semola con minestrone), sa fava cun lardu (fave cotte insieme a cotenne e altro di maiale).

Nell’ attesa scopriremo Tàtari Manna, la Grande Sassari, come senza inutile modestia chiamano la loro città gli eredi di quell’insofferenza antica di cui si diceva. L’ ideale sarebbe, naturalmente, girarla a piedi, lasciando magari l’auto dalla parte dell’ emiciclo Garibaldi e prendendo dalla vicina via Brigata Sassari l’autobus N° 1 in direzione via Baldedda. Scenderemo nei pressi della fonte di Rosello. Conosciuta fin dall’ epoca giudicale, la fontana è un vallone superato a volo da un viadotto. La costruzione che oggi si vede è di un periodo compreso tra la fina del 1500 e il 1606. Fatta in marmo comprende figure rappresentanti le quattro stagioni e mascheroni di notevole fattura, anche se le sculture che vediamo sono copie fatte nell’Ottocento. L’ insieme è, comunque, gradevole.

Attraversata piazza Mercato, c’è sulla destra via Rosello, in fondo alla quale, sulla sinistra, troveremo il corso Vittorio Emanuele. Lo percorreremo fino all’ incrocio con via Canopolo; poco dopo l’ angolo ecco la splendida chiesa di Santa Caterina. L’ edificio è del 1580 ma i richiami più antichi al gotico-aragonese si uniscono con straordinaria armonia con i suggerimenti del Rinascimento italiano.

Proseguendo per via Canopolo arriveremo alla piazza del Comune, sulla destra, e al Palazzo Ducale, antica residenza dell’odiato Duca dell’ Asinara (capo delle forze conservatrici sconfitte nel 1796 dall’esercito dei rivoluzionari sassaresi che preparò l’ ingresso trionfale di Giomaria Angioy). Oggi è sede del comune. All’ interno si trovano importanti testimoni della storia sassarese.

Ancora pochi passi e ci troveremo al Duomo. Il tempio, dedicato a San Nicola, fu cominciato agli inizi del XII secolo, ma in questo edificio resta solo la parte inferiore del campanile. Lo stile gotico del XV secolo è riconoscibile, fra l’ altro, nei doccioni oniricamente fatti a forma di mostri che caratterizzano la bellissima abside. Agli inizi del XVIII secolo fu finita la facciata in uno stile barocco di gusto spagnolesco.

Ci sono altre due o tre cose da non perdere.

Lasciando alle spalle l’emiciclo e percorrendo corso Margherita di Savoia, troveremo sulla sinistra prima del corso Giomaria Angioy e poi in piazza Sant’ Agostino dove c’è la chiesa omonima, in stile gotico-aragonese del XVI secolo. Riprendiamo quindi il corso Margherita ; oltre Porta Utzeri, troveremo sulla sinistra, in viale Coppino, la magnifica chiesa medievale di Santa Maria di Betlem. Fu costruita nel XIII secolo in stile romanico dai francescani e su questo stile si affollarono motivi gotico-francesi, arabi, barocchi e neoclassici. Splendida nel chiostro, la fonte del Brigliadore (brillare significa nell’antico sardo anche zampillare).

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