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San Vero Milis - spiaggia de Is Arenas

San Vero Milis – nel deserto di is Arenas

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San Vero Milis – Se anche fra i santi alberga il risentimento per l’orgoglio ferito, dubitiamo che il bizantino San Teodoro l’abbia perdonata a quell’anonimo, poltrone funzionario savoiardo che, sottrattogli un intero paese, lo ha regalato a un improbabile San Vero.

Il fatto è che in sardo campidanese Teodoro si dice Teèru e, conseguentemente, S.Teodoro, Santeru. Ricevuto l’incarico di italianizzare il toponimo, l’ignoto poltrone ha scelto il suono che più assomigliava. E così nasce San Vero Milis.

Scherzi di questo genere non sono affatto rari: Marjane arrubiu (Volpe rossa) si trasforma in Margine Rosso e Golfu de li ranci (Golfo dei granchi) in Golfo degli aranci, misteriosamente l’isula de is càvurus (granchi) diventa dei cavoli.

Di fronte alle splendide spiagge di Santeru, c’è un’isola su cui ogni anno, regolarmente, va a sbattere qualche imbarcazione. Il solito funzionario poltrone l’ha ribattezzata Isola di Mal di ventre; se gli avesse lasciato il suo vero nome, Isula de Maluentu (del cattivo vento), forse i naviganti si sarebbero tenuti alla larga.

Ma così è.

Andiamo dunque a San Vero Milis. La zona, ricca di stagni e di terre fertilissime, fu scelta fin dal neolitico recente per i primi insediamenti umani. Lo testimoniano, fra l’altro, i resti di villaggi e di necropoli, la più famosa delle quali è quella di Serra is Araus. La presenza umana da queste parti si fa massiccia nell’età nuragica, le cui costruzioni megalitiche sono foltissime: nel territorio comunale se ne contano 30. Di particolare interesse, e degno quindi di una visita, è il complesso nuragico S’Urachi. I lavori di scavo sono ancora in corso, ma già si presenta come uno dei più grandiosi dell’isola. Nelle sue vicinanze c’è anche un pozzetto nuragico.

Ma questo itinerario è soprattutto naturalistico. Lo percorreremo possibilmente all’inizio della primavera, quando ancora il sette-ottomila fenicotteri che hanno svernato nello stagno di Sale Porcus non hanno spiccato il volo verso la Camargue e quando più “gradevole” è la traversata del minuscolo deserto di Is Arenas.

All’altezza di Bauladu sulla Carlo felice (la superstrada 131) prenderemo lo svincolo che porta a Milis; troveremo poi le indicazioni per San Vero. Lasciato il paese alle spalle e visitato S’Urachi, prenderemo la direzione di Su Pallosu e Putzu Idu per arrivare allo stagno Sale Porcus, da non molto diventato la prima oasi naturalistica di Sardegna, gestita dalla lega protezione uccelli e dal Comune di San Vero. Per la visita potremmo rivolgerci alla LIPU di San Vero, ma da soli potremmo fare scoperte non guidate di intensa suggestione. Magari da soli non distingueremo (se non siamo del degli appassionati studiosi di avifauna) un pollo sultano da una pernice di mare, ma difficilmente potremo dimenticare, se avremo la fortuna di assistervi, il volo dei fenicotteri rosa.

Quando ci staccheremo da queste immagini, ritorneremo sui nostri passi fino al bivio con la statale 292, volteremo a sinistra, percorsi circa 7 km saremo in pieno deserto. Quel po’ di propaganda che non guasta per magnificare le proprie bellezze sostiene che Is Arenas è l’unico deserto europeo. Una volta era esteso quasi 1000 ettari, adesso ne restano poco meno di 300. Negli anni 50, infatti, circa il 70% del deserto è stato rimboschito con acacie saline, pino e mimose.

Quello che rimane del deserto, una delle località più interessanti e suggestive dal punto di vista paesaggistico e morfologico fra quelle esistenti in tutta la costa, ci darà, con il minimo di rischio e di fatica, la sensazione di essere fuori della storia e del mondo conosciuto.

E siamo a poche centinaia di metri da un bel bicchiere di vernaccia.

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