Crea sito
Posada - Il castello della fava nel suo splendido quadro di mare

Posada, i grassi piccioni antisaraceni

Commenti disabilitati su Posada, i grassi piccioni antisaraceni 37
La splendida rocca di Posada è uno dei primi patti con la storia sarda per chi, arrivando in Sardegna al porto o all’aeroporto di Olbia, prosegue verso il sud.

Levandosi all’improvviso dalla piana della Baronia, fin dai tempi preistorici rappresentò un formidabile riparo contro le incursioni nemiche.

Ai piedi del monte, da qualche parte nascosti sotto la sabbia e la terra, si troverebbero i resti della città di Feronia col suo porto, i cui abitanti romani dovettero avere seri problemi di convivenza con le genti di questi paraggi. Particolarmente con i montanari arroccati sul Montalbo: gente turpe di un villaggio tuo, tanto che questo giudizio (turpe est) si è lentamente trasformato nel nome di un villaggio a pochi chiilometri dall’area di Feronia: Torpè (da pronunciare Tzorpè).

Sulla Posada di oggi continua a incombere l’alta e bellissima torre del Casteddu de sa fae (Castello della fava), resto di un borgo fortificato e legato a una leggenda che gli ha regalato il nome.

Costruito dai giudici di Gallura intorno, forse al XIII secolo, il borgo fortificato dovette resistere a molti assalti. Uno particolarmente, non si sa se di pirati saraceni o di conquistatori arabi, lo mise in serio pericolo.

L’assedio, racconta la storia-leggenda, fu molto lungo e sfibrante. I posadini vi misero fine usando uno stratagemma: rimpinzarono di fave fresche decine e decine di colombi e li lasciarono volare verso l’accampamento degli assedianti dove vennero catturati e uccisi.

Sorpresa: i colombi avevano il gozzo pieno di fave; segno evidente che lassù non avevano certo carestia di cibo. Smontarono dunque il campo e partirono. E così il legume dette il nome al castello e, in tempi attuali, a un premio di letteratura in lingua sarda.

Intorno all’antico villaggio oggi è nato un paese che sta dilagando in pianura in maniera anonima, senza neppure il ricordo della propria identità. Resta, splendido da visitare, il centro storico, la cui conservazione ha comportato la espulsione dei vecchi abitanti.

Si arriva a Posada dal nord, come si è detto, provenienti da Olbia o da sud arrivando da Finiscole (Siniscola, raggiungibile a sua volta per superstrada da Nuoro. Dalla piazza principale del paese (dedicata alla fondazione Rockfeller che qui fece i primi esperimenti di lotta intensiva alla malaria), una strada si arrampica verso la rocca.

  • In Comune chiederemo di visitare il Castello.

Lasceremo quindi l’auto nella piazza-belvedere, da cui si comincia a godere un bel panorama sul mare di Siniscola e ci addentreremo nel dedalo di vicoli. I cartelli ci indicheranno la direzione da seguire per arrivare al Castello, ma proseguiamo vagando in questo splendido complesso di architettura sarda, miracolosamente sfuggito alla furia devastatrice di una malintesa modernità. Minuscole piazzette, scalinate ripide su cui altri vicoli si aprono creando suggestivi richiami alla cultura dell’amicizia presente nei villaggi nuragici, e poi altre piazzette e resti giganteschi delle mura che, al tempo dei giudici di Gallura, servivano a fortificare il borgo.

Troveremo corridoi su belle arcate che collegano le antiche case a meravigliosi squarci di un’architettura povera di mezzi ma di grande inventiva. Dall’altra parte, quella nord per intenderci, le case sono costruite sul precipizio, un orrido a picco su una grande distesa di giardini di aranci e mandarini.

Lo spettacolo è ineguagliabile, ma è ancora poco rispetto a quello che vedremo dal castello. A nordovest e a ovest le quinte dei monti della Gallura fino al Limbara, a sudovest l’immensa mole del Montalbu e davanti a noi la sterminata dista di mare a cominciare dall’isola di Tavolara e da quella di Molara.

 

Similar articles

error: Share it!!