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Cagliari-i Fenicotteri rosa a Molentargius

Parchi e Riserve Naturali in Sardegna

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Oasi Lipu di Carloforte

Situata nell’ Isola di San Pietro, a circa 6 chilometri dalla costa sud-occidentale sarda, l’Oasi Lipu di Carloforte comprende la zona di falesie e scogliere che collega Punta Capodolio e Cala Vinagra. E’ caratterizzata da un aspetto aspro e selvaggio dovuto alla sua origine vulcanica.

I tipici e bassi arbusti di finocchietto marino, limonio greco e seseli di padre Bocconi crescono a ridosso della falesia e convivono con mirto, rosmarino, fillirea, lentisco e ginestre; il pino d’Aleppo resiste invece nelle zone più riparate dal vento di maestrale.

L’Oasi è nata per salvare il falco della regina dal bracconaggio: ogni estate, più di cento coppie di falchi arrivano dal Madagascar per riprodursi sull’isola.

L’Oasi è un rifugio anche per: il gheppio, la poiana, il falco pellegrino, il gabbiano corso, il marangone dal ciuffo. Nelle zone più umide è possibile osservare il discoglosso, anfibio tipico della Sardegna; nelle zone aride e assolate è comune il biacco, innocuo serpente dal colore giallo-verde.

Due gli itinerari più interessanti che percorrono l’Oasi: il sentiero verde parte da Cala Fico e si snoda attraverso la macchia mediterranea; il sentiero viola invece, incastonato fra le scogliere, si apre in un belvedere panoramico e offre un paesaggio lunare profumato di giglio di mare. Alcuni sentieri sono accessibili ai portatori di handicap.

IL MARANGONE DAL CIUFFO

Più piccolo del cormorano propriamente detto, il marangone dal ciuffo si riconosce per la sua colorazione verde-nera uniforme, priva del bianco sulle guance e sul mento e della macchia bianca ai “calzoni” e, all’epoca delle cove, per la corta cresta alzata sul capo a cui deve il suo nome. I marangoni sono uccelli sociali. Insieme sostano sulle rocce al sole, individuano e cacciano il pesce.

IL FENICOTTERO ROSA

Ha abitudini gregarie: le colonie sono formate da individui adulti e giovani, che si distinguono facilmente perchè il loro piumaggio non ha il tipico colore rosa. Gli adulti sono di color bianco-rosa con le remiganti nere; i maschi sono più alti e più pesanti. Vive nelle lagune salmastre setacciando il fondo melmoso alla ricerca di cibo.

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RISERVA NATURALE DI MONTE ARCOSU

La Riserva di Monte Arcosu, l’Oasi più grande e importante gestita dal Wwf, protegge una delle aree più interessanti del Sulcis ed è stata acquistata grazie al contributo della Comunità Europea, a una sottoscrizione pubblica che ha visto la straordinaria partecipazione economica dei soci del Wwf, di semplici cittadini e l’adesione di migliaia di bambini dei Panda Club, e all’intuito di Antonello Monni, oncologo e figura storica del naturalismo sardo.

Primo tassello del prossimo Parco Regionale del Sulcis, la Riserva si presenta come una magnifica foresta mediterranea di lecci e sughere, inframmezzata da una macchia ricca di specie (lentisco, oleastro, fillirea, mirto, rosmarino, cisti, corbezzolo, erica) e da una fitta vegetazione ripariale formata da salici e ontani lungo i corsi d’acqua che attraversano il comprensorio.

Fra questi, il Riu Guttureddu che scorre nella vallata principale e le cui sponde sono caratterizzate de un’estesa presenza di oleandri. Sopra tutto dominano le vette granitiche del gruppo del Monte Arcosu.L’area protetta confina con la vicina valle del Gutturu Mannu e comprende anche uno specchio lacustre artificiale.Ricchissima la fauna: dal cervo sardo al gatto selvatico sardo, alla donnola, al cinghiale e alla martora. Tra gli uccelli: l’ aquila reale, il falco pellegrino, l’ astore.

Tra i rettili e gli anfibi: colubro sardo e testuggine greca.

LA MARTORA

Vive fino a oltre i 2 mila metri di quota; è agilissima ad arrampicarsi sugli alberi e a saltare da un ramo all’altro, compiendo vere e proprie acrobazie. Ha un’alimentazione molto varia: oltre che di piccoli mammiferi, si nutre di uccelli, uova, insetti e anfibi, ma anche di frutta e bacche. Trascorre gran parte del suo tempo sugli alberi, sia per cacciare che per riprodursi; di solito infatti la sua tana è nelle cavità dei tronchi.

LA POIANA

Assomiglia un pò ad un’aquila reale, ma la coda è larga e arrotondata.
Sa sfruttare molto bene le correnti ascensionali: volteggia per lungo tempo molto in alto, ad ali immobili e coda aperta. Quando non è in volo sta appollaiata in agguato scrutando l’ambiente alla ricerca di topi, arvicole, vipere, talpe e anche rane.
E’ una grande predatrice: può arrivare a divorare ben 15 topi in un giorno.


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STAGNO DI MOLENTARGIUS

Lo stagno di Molentargius, situato nella zona umida più importante del bacino del Mediterraneo, si estende lungo il golfo di Cagliari, tra la periferia della città e l’abitato di Quartu S. Elena, nei pressi della spiaggia del Poetto.

Il suo nome in lingua campidanese significa asinaio, dal sardo “molenti“, perchè nelle vicine saline si utilizzavano questi animali per il trasporto del sale.

Il comprensorio, che sopravvive faticosamente all’avanzare del degrado urbano, è vasto 1.141 ettari e le acque raggiungono profondità fra i 50 cm e il metro e mezzo. La formazione dello stagno è dovuta ad accumuli sabbiosi che lo separano dal mare, con il quale tuttavia comunica attraverso un canale artificiale.

Il connubio di acque salmastre e diversa salinità e di acqua dolce determina la presenza di differenti ambienti e vegetazioni. La visita dell’area, consigliabile nel periodo invernale, consente di godere dello spettacolo di migliaia di uccelli acquatici posati o in volo fra i canneti: sono state osservate circa 170 specie, pari a quasi un terzo dell’intera avifauna europea, con raggruppamenti che raggiungono i 20 mila individui. La specie più preziosa è senza dubbio il fenicottero, per il quale il Molentargius, insieme alla Camargue francese e ad alcune lagune spagnole, rappresenta il sito più importante. Ma lo stagno ospita anche anatre, moriglioni, germani, codoni, varie specie di aironi, gabbiani e falchi di palude. Una splendida veduta d’insieme del complesso di acque del Molentargius si può godere dal Monte Urpinu, alla periferia di Cagliari, e dal colle di Sant’Elia.


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CAPO TEULADA-CAPO SPARTIVENTO

La zona del golfo di Teulada si estende tra Capo Teulada, costituito da ciglioni alti e a picco sul mare, e a Capo Spartivento, ripido, frastagliato e sovrastato dal faro, a ovest del golfo di Cagliari. In essa è compresa la granitica Isola Rossa, costituita da una roccia rossastra e situata a poca distanza da Capo Teulada. A partire dal Capo Spartivento, lungo tutta la fascia territoriale fino al Porto di Teulada, la morfologia costiera assume il suggestivo aspetto tipico della costa a “rias”.

Questo tratto di litorale, denominato Costa del Sud, ha mantenuto quasi integri i caratteri dell’ambiente naturale, anche se sinora non è stato inserito in nessun piano organico di protezione del territorio. Oltrepassato il Capo Spartivento e scavalcata una selletta, la vista si apre su tre insenature chiuse dal Capo Malfatano, che ospita sulla punta un’antica torre di avvistamento.


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CAPO CARBONARA

Aggirando in automobile Capo Boi, culminante nel Monte Turri, coperto da una fitta vegetazione mediterranea, si apre un suggestivo panorama che abbraccia l’intera prominenza granitica di Capo Carbonara. Scendendo poi verso la baia di Porto Sa Ruxi, dopo aver costeggiato il braccio occidentale del golfo di Carbonara, chiuso all’estremità da pareti rocciose e con un bell’arco sabbioso nella parte più profonda, ci si allontana dalla costa attraverso una conca a frutteti nell’entoterra di Villasimius.
I rimboschimenti a pini, acacie ed eucalipti si sono sovrapposti alla macchia originale composta soprattutto di ginepro coccolone, detto così dal nome delle bacche, “coccole”, molto appetite dagli animali.


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PARCO DEL GOLFO DI OROSEI E GENNARGENTU

Fra il Gennargentu, il massiccio più alto dell’isola situato nel cuore della Sardegna, e il Golfo di Orosei, ricco di pareti a picco alte centinaia di metri con grotte marine e candide spiagge in cui terminano le “codule“, valloni rocciosi fioriti di oleandri, si eleva un vastissimo altopiano calcareo, il Supramonte. Qui paesaggi lunari e rocciosi si alternano a un’estricabile e fitta macchia di ginepri, corbezzoli, lecci. Più all’interno invece si trovano sugherete, leccete secolari e foreste di roverelle fino a salire alle praterie sulla cima del Gennargentu, dal quale hanno origine i corsi principali della Sardegna: il Cedrino, a nord, e il Flumendosa, a sud. Molto ricca la fauna del parco, danneggiata comunque da gravi estinzioni come quelle del cervo e del daino sardo, dell’ avvoltoio e del gipeto. La specie più significativa di queste zone è il muflone, uno degli animali simbolo della Sardegna, presente soprattutto nel Supramonte di Orgosolo, nella zona di Monta Novo San Giovanni facilmente raggiungibile. Aquile reali e falchi pellegrini trovano rifugio nelle gole più aspre, mentre il Golfo di Orosei è una delle più importanti aree di nidificazione di due rarissime specie di uccelli: il falco della regina e il gabbiano corso. Numerosi anche i cinghiali, i gatti selvatici, le martore e corvi imperiali.

LA FOCA MONACA

Un mammifero marino di grandi dimensioniLa pelliccia, formata da peli molto corti, è bruno-grigia nelle parti superiori e più chiara in quelle inferiori. La testa è tondeggiante con gli occhi sporgenti, gli arti sono a forma di pinna. Si nutre di animali marini. Attualmente è confinata nei luoghi più inaccessibili (soprattutto nelle caverne marine) delle coste della Sardegna e delle isole minori.

IL CORMORANO

Un gran divoratore di pesci, che caccia nuotando veloce sott’acqua grazie alle zampe palmate e al corpo affusolato. Ha un becco forte e aguzzo, con un uncino sulla punta per trattenere le prede più scivolose. Fin dai tempi più antichi veniva utilizzata in Cina per la pesca, grazie alle sue notevoli doti di nuotatore subacqueo.


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PARCO COMUNALE DI SEU

Situata nella splendida penisola del Sinis, in provincia di Oristano, lungo la costa tra San Giovanni e Is Arutas, l’ Oasi di Seu è caratterizzata da falesie, grotte, spiagge e scogli. la zona nord presenta dune mentre all’interno affiorano rocce.
Lungo il mare si estende una ricca e rigogliosa macchia mediterranea con rosmarino (caratteristico di Seu quello dai fiori bianchi), cisto, lentisco, mirto, fillirea, olivastro e cespugli di palma nana. Si incontra anche una piccola pineta. Il fondale marino è fra i più vari e meglio conservati del litorale, con una ricchissima fauna, che soprattutto lungo gli scogli è presente con pesci, molluschi, crostacei e invertebrati. Una gran quantità di specie animali trova rifugio anche fra le bellissime praterie di posidonia. Simbolo dell’oasi è la pernice sarda, facilmente osservabile lungo i sentieri, ma nella macchia vivono occhiocotti, magnanine sarde, sterpazzole di Sardegna, merli e capinere. Numerosi anche i passeri sardi, i saltimpali, le upupe, le averle capirosse e piccole, i gruccioni, le allodole, le calendre, gli strillozzi. Fra i rapaci che frequentano l’area, la poiana, l’ albanella minore e il falco grillaio. Sulle rocce sostano i gabbiani corsi, i cormorani e le rondini di mare, mentre nelle zone delle dune abbondano conigli selvatici, volpi, serpenti e testuggini. Due gli itinerari percorribili all’interno dell’oasi.

MUFLONE

Un ungulato di ridotte dimensioni (circa 70 cm al garrese, peso che si aggira sui 40-50 chilogrammi), con folto mantello marrone-rossiccio sul dorso e biancastro sul ventre, sul muso e sulle zampe. I maschi hanno una macchia bianca sul dorso e sui fianchi e corna robuste lunghe fino a 80 centimetri che presentano delle strie trasversali: l’età dell’animale può essere calcolata contandole.

GABBIANO CORSO

Si differenzia dagli altri gabbiani per la “raffinatezza” che ha nel cibarsi: disdegna infatti i rifiuti per dedicarsi allo zooplancton e ai piccoli pesci.
La sua scarsa adattabilità alimentare è la ragione che fa di questo uccello la specie più rara tra i gabbiani. Si riconosce per il modo di volare, sempre a pelo d’acqua. Sul terreno cammina con facilità e si tuffa nuotando egregiamente.


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STAGNO DI S’ENA ARRUBIA

Si trova vicino alla costa, nei pressi di Arborea, è luogo di sosta per l’ avifauna acquatica, dominato dalla monumentale idrovora di Sassu. La spiaggia arenosa è ornata da una pineta in cui si sono ambientate le specie della macchia mediterranea: cisto, lentisco, filliree, ginepri.


STAGNO DI MISTRAS

Laguna salmastra che comunica con il mare nel Golfo di Oristano attraverso un’ampia foce. E’ un sito molto importante per la sosta di numerosi uccelli acquatici, tra cui fenicotteri, cavalieri d’Italia, gabbiani, sterne, limicoli.


STAGNO DI CABRAS

 

Quello di Cabras è uno stagno retrodunale situato nel Golfo di Oristano e sfruttato soprattutto per la pesca e l’allevamento dei muggini. E’ meta di migliaia di uccelli acquatici, e in particolare di anatridi e trampolieri.

SUGHERA

E’ una quercia originaria dell’Europa meridionale. Ha foglie sempreverdi e coriacee ed è presente soprattutto in Sardegna. Arriva anche a una ventina di metri di altezza. Può vivere un secolo, e richiede molto calore, luce e umidità atmosferica. Viene coltivata per la produzione di sughero: la sua scorza spugnosa e spessa circa 5 cm può essere rimossa ogni 6-12 anni.


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OASI SALE PORCUS

Uno stagno salato cosiddetto “temporaneo” di 325 ettari, riconosciuto come zona umida di importanza internazionale secondo la Convenzione di Ramsar e rappresenta il più vasto esempio europeo di questa tipologia ambientale. Nella stagione estiva lo stagno può asciugarsi completamente lasciando una spessa crosta di sale sul terreno. L’oasi è ormai famosissima in quanto sede di una delle più importanti popolazioni mediterranee di fenicotteri, inconfondibili per le lunghissime zampe e il piumaggio rosa chiaro, e rappresenta l’anello di congiunzione tra i quartieri africani e gli stagni della Camargue frequentati da questo affascinante uccello acquatico: nel periodo invernale il numero di fenicotteri presenti può superare le 8 mila unità. In oltre Sale Porcus è una delle poche zone umide italiane dove si riproducono la volpoca e il gabbiano roseo. Inserito nel comprensorio delle aree umide della penisola sarda del Sinis, Sale Porcus attira regolarmente migliaia di uccelli acquatici durante le migrazioni: anatre, aironi, trampolieri, sterne e gabbiani. L’ Oasi Sale Porcus, nella cui intera superficie nel 1938 la regione Sardegna ha istituito una “Riserva Naturale Orientata“, è controllata dalla Lipu   (a cui è affidata la gestione degli aspetti naturalistici e didattici) in convenzione con il comune di San Vero Milis.


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ARCIPELAGO DE LA MADDALENA

Protetto da un Parco Nazionale dal 1996, L’ Arcipelago della Maddalena, situato di fronte alla Costa Smeralda, comprende, a differenza della maggior parte dei nostri parchi che tutelano zone montane, uno dei tratti di mare più belli del mondo. Il Parco Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena nasconde dunque un universo sommerso assai ricco, con scogli di granito colorati da alghe rosse e violacee, anemoni di mare, patelle, ricci, spirografe e spugne azzurro indaco. Negli anfratti delle rocce si trovano gamberi di mare, magnoselle, paguri, cicale di mare e, sempre più raramente, aragoste. Sui fondali marini crescono praterie di posidonia e vere e proprie foreste marine popolate da saraghi, salpe e cefali: quando alla sabbia si mescola il fango, è ancora possibile trovare la pinna nobilis, detta gnacchera, grande mollusco bivalve sempre più raro. In profondità nuotano granchi e murene, orate e cernie mentre sotto costa si incontrano il ladro pavone, la donzella pavonina, lo sciarrano scrittura, marmore e triglie. Fatta eccezione per quella della Maddalena, le isole dell’arcipelago si sono praticamente conservate intatte, con il loro granito rosato tinto di mille sfumature che emerge dalla macchia mediterranea composta da mirto, cisto e rosmarino.
Le spiagge sono bianchissime e rosate, le acque cristalline e le rocce, i cosiddetti tafoni, sono modellate in forme bizzarre dai venti delle Bocche di Bonifacio.
Spettacolari i panorami del parco, che fra le tante specie animali la lucertola di Bedriaga, il gabbiano corso, il marangone dal ciuffo, il coniglio selvatico e frotte di migratori nelle stagioni primaverile e autunnale.

TAMERICE

La tamerice è diffusa in tutta l’Italia mediterranea, dal livello del mare fino a 700 metri; se coltivata, anche fino a 1.100 metri.
La si trova sulle spiagge marine e in zona litorale anche sui greti dei fiumi. Il nome tamerice deriverebbe dall’ebraico “tamaris“, scopa: i suoi rami, raccolti e stretti assieme, sono usati al posto della saggina.

FALCO PESCATORE

Il suo piumaggio mostra un evidente contrasto tra le parti inferiori bianche e le parti superiori scure. Non appena il suo occhio vigile, capace di individuare la “vittima” fino a un metro di profondità, scorge un pesce, questo splendido rapace si prepara alla cattura. Per un attimo sembra fermarsi nell’aria, poi ripiega le ali all’indietro fino a superare la coda e inizia una veloce e precisa picchiata verso l’acqua.

CINGHIALE

Di carattere pauroso e prudente, abita i boschi di pianura e di montagna fino al limite della zona arborea, le zone umide, le coste dei laghi dei fiumi (che attraversa a nuoto, e anche abbastanza abilmente).
L’alimentazione è varia: si nutre di tuberi, radici, cereali, anfibi, rettili, uova di uccelli.

GATTO SELVATICO

più grande di un gatto domestico (80-90 centimetri più 35 di coda), con il manto tigrato con colorazione di base grigia o giallastra. Il pelo è lungo e folto; la coda, più corta di quella del gatto domestico, è grossa e con il pelo molto fitto, ad anelli neri.
Vive nei boschi fitti ed estesi di collina e di montagna e si nutre soprattutto di piccoli roditori.

LENTISCO

E’ un arbusto cespuglioso comune in tutto il bacino del Mediterraneo che arriva a tre metri e mezzo di altezza, con tronco contorto e ramificato fin dal basso e corteccia glabra; il legno è duro e di un bel colore rosso-venato.
Dal tronco geme una resina conosciuta con il nome di mastice di Chio, usata per aromatizzare i liquori.

MIRTO

Il mirto è una pianta sacra presso i Persiani, che alimentavano i fuochi sacrificali con il suo legno; gli Ebrei lo utilizzavano invece per la confezione di corone funerarie. Nella mitologia pagana era anche simbolo di amore e di felicità. E’ uno dei componenti principali della macchia mediterranea e cresce soprattutto lungo le coste, in ambienti caldi e aridi. E’ un arbusto sempreverde con corteccia rosea e foglie opposte, fiorisce da luglio ad agosto con fiori solitari dai cinque petali bianco-latte. I frutti sono bacche nere.


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LAGO DI BARATZ

Non fa parte di un’area protetta, ma è l’ unico bacino naturale esistente in Sardegna. Il lago di Baratz, specchio d’acqua leggermente salino per lo scioglimento di sali minerali presenti nelle rocce, è distante circa 2 chilometri dal mare. Ha una forma quasi rettangolare con tre insenature principali e una profondità che supera i 2 metri. Le rive sono costituite da spiagge di sabbia giallissima e sono ricoperte da una pineta verdissima, cespugli di tamerice, distese di inula vischiosa e ciuffi di giunco. Più all’interno la vegetazione ospita piante di leccio e qualche palma nana. Le acque del lago accolgono uccelli acquatici come folaghe e anatre selvatiche, germani reali e morette, svassi e aironi cenerini. Nelle pareti intorno alle sponde nidificano i gruccioni e lungo i greti i corrieri. Poco più a nord del lago di Baratz, passando per Alghero, si estende la costa dell’Argentiera, luogo ancora ben conservato nonostante sia una delle più affollate mete turistiche. L’area, scarsamente abitata, deve il proprio nome all’antico centro minerario che in alcune zone ancora resista al tempo. La costa si presenta a tratti ghiaiosa, in altri sabbiosa calando talvolta a picco sul mare con rupi a strapiombo. L’interno invece è un susseguirsi di colline ricoperte da macchi mediterranea o pascolo. La fauna comprende bellissime pernici sarde, lepri, conigli selvatici e cinghiali.

CONIGLIO SELVATICO

Progenitore di tutti i conigli domestici, è un roditore simile alla lepre, ma di forme meno snelle e di dimensioni minori. Il pelo è bruno-giallastro. Vive in colonie, anche molto numerose, e scava lunghissime tane con numerose uscite. E’ piuttosto difficile da incontrare perchè ha abitudini crepuscolari o notturne.

ROSMARINO

Alto da qualche decina di centimetri a un paio di metri, ha foglie piccole, rigide, fortemente e deliziosamente aromatiche.
I fiori sono di solito azzurri, più raramente violetti o bianchi e con il loro nettare le api preparano un miele pregiato. Fiorisce in vari momenti dell’anno a seconda della varietà e del clima locale: di solito da marzo a ottobre. Dal rosmarino si ottengono un olio essenziale ed estratti per la profumeria e la farmacia.


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ISOLA DELL’ASINARA

Sede per anni di un istituto carcerario di massima sicurezza ora smantellato, l’ isola dell’Asinara, situata ad ovest dell’omonimo golfo, è stata promossa da area protetta a parco nazionale. Rocciose, frastagliate e molto ripide le coste con poche insenature sul versante occidentale, su quello orientale degradano invece in cale sabbiose. Gli ecosistemi terrestri e marini dell’isola sono rimasti praticamente inalterati e l’Asinara è caratterizzata dalla tipica vegetazione delle aree mediterranee e popolata da circa 300 mufloni. L’Asinara ospita in stagione anche diverse specie di uccelli molto interessanti, fra cui vanno ricordati l’ uccello delle tempeste, la rondine di mare e il falco pellegrino.


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PROMONTORIO DI CAPO CACCIA

Formato da un’ imponente massa calcarea, raggiunge 203 metri d’altezza s.l.m. con coste ripidissime caratterizzate da pareti lisce e quasi prive di vegetazione. Ai piedi di Capo Caccia si trova la Grotta di Nettuno, considerata la più bella della Sardegna. Di fronte sorgono l’ Isola Piana a nord e l’ Isola Foradada a sud. Ricca la vegetazione del promontorio, habitat naturale anche per la palma nana. Numerose le specie di uccelli presenti, che costituiscono la componente faunistica più interessante dell’area: fra queste vale la pena citare soprattutto il falco pellegrino e il grifone.

PALMA NANA

Viene chiamata anche ” Palma di Goethe ” perchè il grande poeta tedesco l’ammirò durante il suo viaggio in Italia. E’ l’unica palma che cresce spontanea in Italia anche se è diventata purtroppo molto rara. Si chiama così allo stato spontaneo cresce in densi cespugli che non superano i 2-3 metri di altezza.
Se coltivata, invece, può assumere portamento eretto e raggiungere i 7-8 metri di altezza. E’ anche longeva: vive più di 400 anni.


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ARCIPELAGO DI TAVOLARA

La riserva marina dell’Arcipelago di Tavolara, composto dalle isole di Tavolara, Molara, Molarotto e Piana, si trova a sud di Olbia, nello specchio di mare antistante la località Porto S. Paolo, a poca distanza dalla costa. Falesie fino a circa cento metri sul mare caratterizzano il versante sud-est di Tavolara, l’isola di maggior dimensioni che dà il nome anche a tutto l’arcipelago, mentre il versante opposto dell’isola si presenta meno ripido.
Il versante sud-est dell’isola scende rapidamente fino a 15-20 metri di profondità mentre quello nord-occidentale presenta un declivio meno ripido ed è costituito da granito rosa.

L’Isola di Molara ha coste meno scoscese e fondali il cui andamento rispecchia quello delle coste soprastanti con anfratti e grotte; Molarotto è uno scoglio a forma piramidale che raggiunge i 50 metri s.l.m. Assai ridotte le dimensioni dell’ Isola Piana, lunga circa in chilometro per una lunghezza massima di 500 metri. A Tavolara è presente una vegetazione che è stata oggetto di studio fin dal 1875 per conto del Museo di Storia Naturale di Genova. Nell’ avifauna di Tavolara, in particolare, è stata segnalata la probabile nidificazione dell’ uccello delle tempeste e del falco pescatore, specie ormai quasi rara in Sardegna. Segnalati anche l’ aquila del Bonelli, il gabbiano corso e il gabbiano d’Europa.

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