Crea sito
Orune-la-fonte-sacra-Su-Tempiesu

Da Orune a Pattada

Commenti disabilitati su Da Orune a Pattada 64
Da Nuoro, in direzione nord, si percorre la SS 389 verso Orune attraverso un paesaggio caratterizzato da boschi di sughero, lecci e sorgenti.
  A Orune le case di granito

I frequenti altipiani granitici e i profondi valloni sono interrotti da numerosi insediamenti della preistoria nuragica, fra cui quello di Noddule appena superato il bivio per Benetutti. Costeggiando sulla destra la valle dell’ Isalle, a distanza di 25 chilimetri dal capoluogo si raggiunge Orune, centro di antica tradizione pastorale a 800 metri di altitudine.

Qui, fra le vecchie case di granito, riveste ancora un notevole interesse l’attività artigianale, come la lavorazione del sughero e la tessitura dei tappeti. Nel territorio comunale non va dimenticata la visita alla fonte sacra di Su Tempiesu, che risale alla fine del II millennio a.C. (il periodo più florido dell’età nuragica) ma fu utilizzata fino all’Età del Ferro. Il monumento è unico nel conservare infatti la copertura e la facciata ad alto timpano che sovrasta il pozzo, del diametro di circa 60 centimetri e costruito con pietre squadrate di trachite, impermeabilizzate mediante piombo fuso.

Lasciato il comune di Orune, passando fra i boschi di sughere si giunge a Bitti, importante centro della Barbagia settentrionale di antichissime origini.
  Da Bitti alle strade lastricate di Buddusò.

Bitti si sviluppa intorno a un centro storico caratterizzato da costruzioni in pietra, nel quale si possono visitare la fontana di Su Cantaru e la chiesa di San Giorgio, patrono del paese.

Durante la festa di San Giorgio, animata da una processione con cavalieri e costumi locali, la tradizione vuole che i fidanzati annuncino la loro unione. Accanto alla parrocchiale trova sede il Museo della civiltà pastorale e contadina   , nel quale sono stati ricostruiti numerosi ambienti tipici della tradizione locale con gli oggetti e gli utensili utilizzati nella vita quotidiana da artigiani e pastori.

Da segnalare inoltre, sul colle di Garofai, il piccolo Santuario del Miracolo dove, a fine settembre, si svolge una sagra dedicata alla Madonna che attira centinaia di fedeli. In questa occasione l’aspetto religioso si fonde con quello folcloristico: gruppi di amazzoni e cavalieri, vestiti con i ricchi costumi della tradizione locale, accompagnano il simulacro della Madonna lungo le vie del paese sventolando gli antichi stendardi. Nella parte più alta del territorio di Bitti il patrimonio archeologico locale si arricchisce del villaggio nuragico Su Romanzesu, vicino alla sorgente del fiume Tirso e le cui origini risalgono al XVI secolo a.C.

Il viaggio, di nuovo percorrendo la SS 389, prosegue la direzione di Buddusò: sulla strada si vede il complesso nuragico di Loelle, ancora in buone condizioni. Buddusò sorge a 700 metri di altitudine sull’omonimo altopiano e fa parte della provincia di Sassari, a confine con quella di Nuoro. Il gradevole centro storico è caratterizzato dalle strade lastricate e dalle austere abitazioni in granito grigio. Sulla via principale del paese si incontra un fontanone e la chiesa parrocchiale di Santa Anastasia, costruita nell’800 con pietre di granito lavorate a scalpello (qui si svolge la tradizionale festa patronale).

Nei dintorni del comune, sulla strada che porta ad Alà dei Sardi, si può visitare il nuraghe Ruiu affiancato ad un villaggio di piccole capanne.

Poco più di 15 chilometri e con una piccola deviazione si raggiunge il comune più alto della provincia di Sassari, Pattada, a 778 metri sulle pendici del monte Lerno (m.1094), con vista sulla valle del Rio Mannu di Pattada e sull’omonimo lago artificiale.
  A Pattada nel regno dei coltelli sardi.

Vie e vicoli scoscesi, scalinate in granito, abitazioni con antichi fregi e stemmi danno forma a un centro storico piacevole, nel quale è possibile osservare anche la chiesa parrocchiale di Santa Sabina, le chiesette di San Giovanni dello Spirito e della Madonna del Rosario. Il paese è noto per per la cosidetta “pattadesa“, il tipico coltello a serramanico usato da contadini e pastori.

Nelle botteghe artigiane è ancora possibile scoprire la lavorazione del manico di corno, della lama in acciaio svedese e degli elementi di rinforzo in ottone. Per preparare una “pattadesaoccorre una intera giornata di lavoro.

A ovest del centro abitato si trova la frazione di Bantine: la prima parte del sentiero che la unisce con Pattada conserva ancora le tracce della strada romana che univa Castro, l’attuale Oschiri, alla stazione romana di Acquae Lesitanae che oggi corrisponde al comune di Benetutti.

Similar articles

error: Share it!!