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Orosei - prima che la storia sia cancellata

Orosei – prima che la storia sia cancellata

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Poniamo che fra cent’anni, posteri archeologi si interessino al santuario di Su Remediu di Orosei. Scoprirebbero, immaginiamo con stupore, che nel XVII secolo i sardi costruivano con blocchetti di cemento.

A Orosei sono questi i frutti di uno strano “restauro“, fatto con bulldozer che hanno raso al suolo le antiche cumbessias e, appunto, con i blocchetti di cemento.

Ai primi di Settembre, a Su Remediu cattolicesimo e paganesimo si mescolano in una festa che dura nove giorni. Protagonisti gli abitanti delle cumbessias, basse casette in fila quadrata costruite intorno alla chiesa, che accolgono i fedeli e i visitatori durante i festeggiamenti.

Orosei è a una quarantina di chilometri a est di Nùgoro (Nuoro), al termine della statale 129. Da questa parti, in epoca romana, sorgeva Fanum Orisi, la stazione di cui, tuttavia, non si è ancora trovata traccia. Le vicende del giudicato di Gallura, le lotte contro gli aragonesi e la resistenza contro i barbareschi videro Orosei protagonista. E di tutto questo restano i testimoni storici: un castello di cui resiste ancora in piedi una torre probabilmente usata come prigione a pozzo, la bella torre quadrata di difesa contro i pirati, palazzotti e chiese. Forse, nascoste alla foce del Cedrino, si trovano le rovine dell’antico porto del XIV secolo.

Soprattutto alla torre anti-pirati è legata la memoria storica dei cittadini di Orosei. E la cosa è comprensibile se si pensa che l’ultimo assalto fu respinto nel giugno 1806.

La torre, probabilmente del XVI secolo, si trova all’ interno dello stupendo complesso sacro di S. Antoni de su focu (Sant’Antonio Abate), iniziato e costruito verso il XIII secolo. Dentro la chiesa, con le logge per i mercanti ricavate sulla parete che da verso l’ esterno, ci sono i resti di interessanti affreschi databili intorno al XIV o al XV secolo. Intorno alla chiesa, già del XV secolo, sorse un recinto di casette destinate allora a ospedaletto e oggi a brefotrofio.

Da vedere sono le altre tre chiese principali, costruite probabilmente per incarico delle famiglie baronali che in paese hanno lasciato edifici e palazzotti in cui lo stile spagnolesco si armonizza con i segni della civiltà sarda. Tutte e tre gravitano intorno alla piazza principale del paese: le facciate di Santa Croce e del Rosario sono in stile barocco, su quella delle Anime campeggia uno stemma gentilizio scolpito in marmo. Di particolare interesse, sia per la facciata sia per il campanile, sia per le cupole caratteristiche, è la chiesa di San Giacomo, costruita nel XVIII secolo. All’ interno si possono vedere tele del Muggianu, un artista oroseino del XVII secolo. Vi sono anche opere di artisti napoletani del 1700.

Tante chiese e la tradizione di benessere hanno lasciato a Orosei molte feste in eredità. Si potrebbe scegliere quella di Sa chida santa, la Settimana Santa. Troveremo le chiese addobbate con fiori, palme (molto spesso si tratta della palma nana, una pianta peculiare della Sardegna), ramoscelli di ulivi. Il giovedì, le confraternite (sos sòtzios), maschili (corfarias) e femminili (mandatàrias), visiteranno i sepolcri con una processione di un fascino straordinario.

Altrettanto suggestivi, ma più corali, la processione di su brossulu (il funerale di Gesù) il venerdì e s’ incontru (incontro tra Cristo e Maria) la domenica. Tutti questi riti sono accompagnati da sos gozos de sa chida santa, i canti di origine catalana che vengono eseguiti sia dalla polifonica sia dalla gente partecipante alle processioni.

Non lasceremo Orosei senza aver visitato le sue spiagge, da quella di Fuile ‘e mare (8 chilometri a nord), a quella di Santa Maria, alle porte del paese, a quella di Osala, che s’ incontra al termine di una strada sterrata che parte dal centro, ove possiamo raccogliere maggiori informazioni su tutto il Parco di Orosei e del Gennargentu.

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