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Da Muros a Bonorva

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Una dozzina di chilometri da Sassari, lungo la statale 131 Carlo Felice che dal capoluogo porta a Macomer, ci si imbatte nel piccolo comune di Muros.

  Muros. Poco più di 800 abitanti stretti intorno alla parrocchiale  dedicata ai martiri Gavino, Proto e Gianuario  . Proprio sulla chiesa eretta tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII secolo si concentra l’interesse storico-artistico di questo centro fondato nell’anno 1000. Di rilievo è anche la statuetta esposta presso il Museo Nazionale G.A. Sanna   di Sassari che raffigura la dea Madre e che pare provenga dalla Grotta di Su Monte ‘e Muros. Nei dintorni, l’insediamento detto di Sa Terricola ha permesso di compiere scavi stratigrafici che hanno aiutato a precisare gli orizzonti culturali della civiltà nuragica della Sardegna.

Una manciata di chilometri a sud, ha conservato l’antica struttura urbanistica Contronianu e josso (inferiore) che costituisce il comune di origini romane di Codrongianus.

  Codrongianus Nel centro storico si possono ammirare la settecentesca parrocchiale di S. Paolo che conserva dipinti di scuola genovese, toscana e napoletana mentre, nella parte “josso”, sono visibili i resti i resti di una chiesa paleo-cristiana di epoca bizantina.

Ma è fuori dall’abitato, lungo la 597 Sassari-Olbia, che si erge in tutta la sua bellezza la perla artistica del territorio, la chiesa della Santissima Trinità di Saccargia: costruita dai monaci camaldonesi agli inizi del XII secolo con un impianto a croce mono-navata, è interamente realizzata in pietra, basalto nero e calcare bianco, con un effetto cromatico tipico del romanico.

  Florinas – il paese sul tufo bianco Al di là della statale 131, praticamente difronte a Codrongianus, Florinas invita a immergersi nell’atmosfera dei nuraghi: una trentina, oltre a una decina di domus de janas e a una tomba di giganti, quelli di cui si sono rilevate tracce più o meno significative.

Nel paese costruito nel tufo bianco sono da vedere il settecentesco complesso parrocchiale detto La Crexiscedda e la canonica tutta in pietra a vista che affiancano la chiesa dell’Assunta (1600), la romanica chiesa di S. Francesco, la chiesa del Rosario (XVI secolo) e la settecentesca chiesa di S. Croce che custodisce un pregevole altare ligneo con dipinti con la Passione di Gesù.

Ma Florinas è anche pasticceria artigianale da leccarsi le dita: soprattutto in occasione di feste religiose, si possono gustare dolci a base di farina, zucchero, mandorle e miele quali tericche, papassini, copulette, gallette, bianchini, formaggelle e sospiri.

  Siligo Il viaggio prosegue alla volta di Siligo (dal latino siligo, grano duro) paese famoso per essere stato descritto in “Padre Padrone“, di Gavino Ledda, e più ancora per aver dato i natali a Maria Carta, la cantante folk che attraverso ninne nanne, gosos e canti gregoriani ha contribuito alla riscoperta e valorizzazione del patrimonio tradizionale isolano.

Particolarmente interessanti i dintorni di Siligo: dalla strada che porta ad Ardara si accede alla chiesa di Nostra Signora di Mesumundu o di Bubalis, costruita in epoca bizantina sulle rovine di uno stabilimento termale romano e riedificata nel 1063 dai monaci benedettini; panoramica è invece l’escursione verso il Monte Santo, 773 metri di quota, da cui si abbraccia con lo sguardo tutto il Meilogu, tipico esempio di vulcanesimo recente. In cima , la chiesetta di S. Elia ed Enoch, di impronta medievale, da visitare il lunedì di pasquetta quando la montagna si popola di pellegrini per l’annuale festa di S. Elia.

Tornati sulla Carlo Felice, si consiglia di uscire a Torralba, comune del Logudoro che sega l’inizio della “valle dei nuraghi“.

  Nella Valle dei Nuraghi Notevole, e anche quello più vicino al paese, il complesso di Santu Antine: risalente al XIV secolo a.C., si presenta con mastio centrale e tre torri inglobate nei bastioni. Nei pressi, la chiesetta di Nostra Signora di Cabu Abbas, in stile romanico-pisano, con conci di calcare bianco all’esterno e trachite all’interno, i resti di villaggi abitativi di epoca nuragica, cartaginese e romana.

A nord di Macomer, una ventina di chilometri sotto Torralba, ecco   Bonorva, borgo agricolo patria del poeta in sardo scomparso nel 1892 “PaulicuMossa.

In piazza è da vedere la parrocchiale, con il campanile gotico-aragonese e la facciata datata 1606, mentre, nel convento annesso alla chiesa di S. Antonio da Padova, si può visitare il museo civico archeologico che raccoglie reperti delle eta prenuragiche e nuragica.

Interessante la necropoli di S. Andrea Priu, 20 domus de janas scavate nella roccia trachitica utilizzate come chiesa rupestre nel primo cristianesimo e come tombe tra i 2 e 3.000 anni a.C. Imponente, con i suoi 18 ambienti, la tomba del Capo.

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