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Monte Sirai – alla scoperta di tre Civiltà

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Tutta questa affascinante avventura è scritta sulle pietre del Monte Sirai, meta di questo nostro itinerario.

Per arrivarci è bene partire da Iglesias, dirigendoci a sud verso Santuannisuerxu (San Giovanni Suergiu) ove potremo eventualmente   ristorarci o soggiornare.

Fino al VII secolo avanti Cristo, i fenici si erano limitati a commerciare pacificamente con i sardi e anche i loro insediamenti stabili lungo le coste erano stati piuttosto dei terminals commerciali che insediamenti coloniali.

In quel secolo, invece, cominciarono a svilupparsi i loro appetiti e i fenici dettero avvio alla conquista dell’entro terra. Giustificazioni scritte non ce ne sono ma c’è da giurarci che furono loro a inventare l’offensiva preventiva: attaccare il popolo di Nur (questo era il nome antico della Sardegna) per impedire che il nemico si riappropriasse dei propri territori.

Fu così che, intorno al VII secolo, la città di Sulci (l’attuale Sant’Antioco) conquistò un avamposto nuragico costruito sull’attuale Monte Sirai, lo rase al suolo e, utilizzando anche i massi del nuraghe, costruì l’imponente fortezza riscoperta qualche decennio fa da un ragazzino curioso. Quanto ai nuragici non se la dettero per intesa e non lasciarono mai in pace la fortezza nemica; anzi, nel VI secolo riuscirono a espugnarla e a distruggerla. Dovettero passare una cinquantina di anni prima che i fenici la ricostruissero per cederla, in seguito, ai conquistatori cartaginesi i quali, a loro volta, la passarono in consegna, ridotta a villaggio di abitazione, ai sardi che vi rimasero fino al primo secolo avanti Cristo.

  Ma torniamo al nostro itinerario sul Monte Sirài.

In prossimità della frazione di Sirài troveremo sulla destra una strada sterrata, agevole e di cui è indicata la destinazione. Dall’ingresso del sito parte un sentiero, forse la stessa strada di allora, che porta alle enormi mura di cinta e all’acropoli. Siamo davanti a un corpo avanzato, grossi blocchi di roccia che sostengono le mura. Fossimo invasori e numerosi dovremo dividerci in due gruppi, offrendo più facile bersaglio ai difensori. Un sistema difensivo che sarà “inventato” duemila anni dopo, durante il Rinascimento.

L’ingresso all’acropoli avviene attraverso un angusto corridoio difeso da due torri. Entriamo così in un piccolo piazzale da cui partono tre strade, una sulla destra e due davanti a noi; una quarta fa angolo retto con la via trasversale. Le ultime due strade a destra vanno a formare una piazza che va poi restringendosi in un corridoio alla fine del quale si apre l’ultima piazza. Fra le vie della cittadella e addossati alle mura ci sono i resti di molte costruzioni che dovevano servire per alloggiare i soldati e per depositarvi viveri e altro.

Il cuore della fortezza, ultimo baluardo di difesa, è il mastio le cui rovine si trovano nella prima piazza, quella che troveremo varcato il corridoio d’ingresso. Di notevole interesse è la casa punica nel secondo isolato, una casa che per la sua pianta (camere molto piccole e muretti interni) ha dato non poche gatte da pelare agli archeologi i quali ancora non hanno ben deciso come funzionasse quell’abitazione di duemilacinquecento anni fa.

Quando saremo riusciti a staccarci dal panorama (il punto di vista migliore è nella parte alta della fortezza, a la parte opposta dell’ingresso), torneremo sui nostri passi e prenderemo un piccolo sentiero che ci condurrà alla necropoli. Le tombe sono poche e quasi tutte scavate nella roccia. In una fu trovata (asportata da tombaroli, successivamente recuperata e adesso protetta nel Museo di Cagliari  ) una testa umana scolpita; in un’altra tomba, difronte all’ingresso, c’è il simbolo della divinità femminile punica Tanit, disegnato capovolto. Quasi due millenni prima, anche i prenuragici, nelle domos de jana, avevano disegnato simboli capovolti.

Per arrivare al tophet (il tempio in cui venivano sacrificati i primogeniti degli aristocratici), è necessario uscire dalla zona recintata e prendere a sinistra per un sentiero poco trafficato. Al tophet si accede mediante una scalinata molto ampia e ci si trova così nel vestibolo (pronao).Di qui si accede a una sala interna e, quindi, al penetrale, la parte più nascosta e sacra del tempio in cui solo il sacerdote poteva entrare. Le altre due “stanzette” che vedremo servivano, probabilmente, per cogliervi gli ex voto. Qualcosa di più circa quest’area sacra si saprà in futuro, […].

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