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Malvasia – sulle vie della Planargia

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Malvasia, Manusia, Alvagrega (Greca bianca, cioè), comunque venga chiamata, quella della Planargia è fra i vini sardi il più esclusivo.

Malvasia sta anche per vino aristocratico, dato che a tavola pretende di essere servito esclusivamente con l’aragosta, la capra marina (grancevola), le cicale e altri gioielli del genere, oltre che, naturalmente, con i dolci. La Malvasia è vite conosciuta ovunque, ma solo qui il suo vino raggiunge le vette celestiali che la distinguono anche dalla pur ottima Malvasia di Cagliari, questa pure battezzata con il marchio DOC. Questione di terreno, naturalmente, e di esposizione al sole.

Altrove la vite malvasia sbarcò al seguito dei veneziani che, nel XIII secolo, conobbero in Grecia, nel Peloponneso per la precisione, la Monobasia, da cui, con tutta evidenza, deriva il nome attuale. I veneti la diffusero a Creta e poi nel Veneto e successivamente in tutto il Mediterraneo.

In Sardegna c’era già, importata dai bizantini già dal V o VI secolo, sette o ottocento anni prima. E chissà non c’entri anche questo nella singolarità del vino della Planargia.

La quale Planargia è, appunto, meta di questo viaggio alla scoperta dal vivo del nettare dorato e di altre ghiottonerie gastronomiche, artistiche, paesaggistiche e artigianali.

Tutto è compreso in un minuscolo triangolo che ha come vertici Bosa, Suni e Tresnuraghes.

Partiremo da Macumele (Macomer) in direzione di Bosa, passando per Sindia. Qui c’è da vedere la bella chiesa romanica del XIII secolo dedicata a San Pietro e da gustare il tenero e aromatico pecorino semicotto del caseificio sociale della Planargia.

Proseguiamo quindi per Suni, primo centro della Malvasia che incontreremo. La produzione, qui, è tutta di privati e basterà chiedere in giro per sapere dove trovarne.

Da vedere nei dintorni di Suni sono lo pseudo-nuraghe di Sèneghe (“revival architettonico” lo ha definito Lilliu per essere stato costruito nel tardo nuragico con moduli arcaici) e l’imponente Nuraddeo, costituito di tre torri e di un cortile interno. Il primo è sul pianoro che si affaccia verso Mòdolo; il secondo è a una dozzina di chilometri sulla strada per Padria.

Da Suni arriveremo a Tinnura e a Flussio, due paesi contigui che insieme aggirano il migliaio di abitanti. Nel secondo villaggio c’è la cantina sociale che produce (assieme ad altri vini di pregio come la Monica, il Moristellu, , il Retalliadu e il Girò) una piccola quantità di Malvasia. Il resto è prodotto in casa in due tipi, dolce e secco con una gradazione sui 15°-16°.

Splendido a Flussio è l’artigianato dell’intreccio policromo fatto con l’asfodelo, la canna, la palma nana, il mirto e il lentischio.

Da Flussio si scende a Tresnuraghes, il cui territorio è ricco di antichità e straordinarie bellezze naturali come i faraglioni di Sa Costa nighedda (il pendio nero) e la spiaggia di Porto Alabè.

Non sarà difficile anche reperire le indicazioni per visitare la costa e i bellissimi nuraghi Porcos, Carcheros, e Tresnuraghes.

Da Porto Alabè potremo risalire verso Magomadas, antico insediamento punico, altro villaggio di produttori di Malvasia. Da questa altura potremmo ammirare incantevoli panorami sul mare di Bosa prima di proseguire per Mòdolo, uno dei comuni più piccoli della Sardegna.

La Malvasia che si ricava dai vigneti disposti lungo i meravigliosi colli è sublime e il prezzo vi si adegua.

Ultima tappa Bosa che troveremo alla fine della statale 129 bis in cui confluisce la provinciale su cui siamo. Oltre ai produttori di Malvasia visiteremo il bellissimo centro medievale e le artigiane dei meravigliosi ricami in filet e degli stupendi oggetti in oro e argento filigranati di antica tradizione.

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