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Ispinigoli

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Ispinigoli, quand’era letale conservarsi vergini

Una volta finita la rasatura completa dei boschi, i capi dei carbonai toscani si accorsero di un grande buco nella montagna.

24031-I_carbonai_1861_Andrea_Mark_Vi si affacciarono con torce e acetilene e si trovarono di fronte a un’enorme grotta che i pastori chiamavano Ispinigoli e a una gigantesca colonna che toccava il pavimento e il soffitto della caverna. Decisero di segarla e di portarsela via come splendido trofeo. Si era ai primi del secolo e le difficoltà del progetto dovettero essere tali e tante che fu abbandonato. Si limitarono a staccare “solo” le prime stalattiti vicino all’ingresso.

E così, grazie a questo raro caso di resipiscenza (favorito dalla difficoltà del progetto di rapina), la più alta stalattite d’Europa (38 metri) a nostra disposizione per offrirci uno degli spettacoli più emozionanti che ci possa capitare di vedere in Sardegna. Aperta da Pasqua a ottobre, la grotta è visibile, con visita guidata. Vi si arriva dall’orientale sarda (la statale 125).

Se partiremo da Nùgoro (Nuoro) percorreremo la provinciale per Ulìana (Oliena), proseguendo poi in direzione di Durgale (Dorgali).

Oltrepassato l’ardito viadotto sull’invaso del Cedrino, sbucare sulla 125. Di qui prenderemo sinistra.

Facendo un po’ di attenzione alle indicazioni, percorse alcune centinaia di metri della statale 125, sulla destra troveremo scritto su un muro di divisione “Dolmen“. Lasciata l’auto in un piccolo spiazzo poco più avanti e tornati all’indicazione, percorreremo mezzo chilometro di un sentiero lastricato a grandi pietre alla fine ci troveremo davanti al Dolmen di Motorra.

Dolmen di Motorra nelle campagne di DorgaliIl dolmen di Motorra è un monumento sepolcrale preistorico situato nel comune di Dorgali, in provincia di Nuoro, da cui dista circa due chilometri. È ubicato su un piccolo altopiano basaltico ad una altezza di 287 m s.l.m. in prossimità dell’omonimo nuraghe (di cui sono presenti soltanto i resti) e non distante dai dolmen di Campu de Pistiddori, Cucché, Mariughia e Neulé. Come tutti i dolmen la sua destinazione era quella di ospitare una sepoltura collettiva.

Il sepolcro è considerato uno dei più importanti della Sardegna sia perché raro esempio di dolmen “a corridoio”, sia per i reperti archeologici rinvenuti che hanno contribuito ad una più approfondita conoscenza delle tombe dolmeniche sarde [Wiki], una costruzione di circa 4500 anni or sono. Splendido il monumento ed emozionante l’ambiente intorno in cui si leggono, per il momento appena accennati, i segni di una storia umana svoltasi da quelle parti.

Ripresa dell’auto, arriveremo a una strada, ben indicata, e a Ispinigoli. Avremmo scelto, per godere al massimo la grotta e le spiegazioni della guida, un giorno di fine estate, quando i visitatori non saranno folla.

Una planimetria all’ingresso, in una sorta di ballatoio che si affaccia sul baratro, ci spiega come quello che vediamo è solo una parte, non grande, di una grotta lunga circa 8 km e mezzo, che prende il nome di Santu Juanne Su Anzu. Il colpo d’occhio è bellissimo anche da quassù: l’alta stalattite, una colonna piena di bassorilievi e di “statue fantastiche” e, accanto, una stalagmite che finge di essere un guardiano di tanta ricchezza.

Si scende, poi, lungo la stretta scalinata di 170 gradini, passando vicino al concrezioni multicolori (dal grigio al verde al viola al rosso), fino ai piedi della stalattite centrale.

Qui ci spiegheranno come quel forum in terra sia l’apertura di una voragine profonda 80 metri che collega Ispinigoli al resto della grotta. Sul fondo, gli speleologi del Gruppo grotte di Nuoro hanno trovato molti monili e le piccole ossa delle vergini puniche immolate alla crudele dea (Tanit?). I resti risalirebbero al VI-V secolo a.C. e testimoniano che i cartaginesi avevano frequentato assiduamente questa zona. Del resto, proprio oltre il monte nelle cui viscere siamo, si apre la splendida cala Cartoe che, secondo alcuni, prende il nome proprio da Cartago, Cartagine cioè.

La visita dura poco meno di tre quarti d’ora. Con gli occhi ancora ammaliati da questo capolavoro naturale, possiamo proseguire verso altre indicibili bellezze. Ridiscesi a valle, anziché tornare sull’asfalto, proseguiremo a destra, ancora lungo la strada bianca.

Troveremo poco dopo la chiesa di Santu Juanne Su Anzu con accanto le due entrate (chiuse al cancello per proteggere la sorgente che alimenta un acquedotto) a un’altra grotta, in comunicazione con Ispinigoli. C’è, quindi, poco da vedere, ma molto da immaginare. La molto modesta Grotta di Ispinigoli (il bagno, inteso come luogo sacro), deve esser stata costruita su resti di edifici pubblici a loro volta fabbricati su qualche tempio nuragico, a diretto contatto con un pozzo sacro naturale. I buchi aperti dagli elementi naturali del monte (visibili solo che si sollevino gli occhi) denunciano altre grotte è, purtroppo per le vergini puniche, altri precipizi per i loro sacrifici.

Proseguendo si arriva sul lato destro di uno splendido canyon da cui si osserva uno splendente panorama con, in fondo, la caletta di Cartoeddu col suo stagno e il bellissimo mare del golfo di Orosei.

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