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Irgoli – pane, formaggio e montagne

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A Irgoli c’è vino buono (molto buono), pecorini e caprini sono di ottima qualità, i salumi ( prosciutto, salame, salsiccia e, benché fuori della tradizione, speck) sono eccellenti, buono il pane carasadu, divini i dolci ( zarminos, suspiros, pistocos, marigosos e certi petit-four): c’è quanto basta per visitare questo bel posto.

Per arrivare a Irgoli partiremo da Nùgoro (Nuoro) in direzione di Finiscole (Siniscola) e preferiremo la vecchia strada che, partendo da Sa Solidale, si snoda a mezza costa lungo tutto il monte Ortobene. A Marreri prenderemo, per circa 6 km, la superstrada per Olbia. Allo svincolo per Dorgali gireremo a destra. Arriveremmo così a Lòcula (Loculi) e, 1 km dopo, a Irgoli. Purtroppo del paese antico non resta quasi nulla. Alcune chiese, come quella di Santu Miali (1200), di Nostra Sennora de Costantinopoli (1500), di Sant’Antiocu (1500) testimoniano tuttavia dell’antichità di questo villaggio, conosciuto fino al nono secolo come Dori Mannu.

Rimanderemo la presa di contatto con la cultura gastronomica al pomeriggio (che non sia di mercoledì, giorno di chiusura dei negozi) e, magari sorseggiando con parsimonia una granatza de Uniài (vernaccia di Onifài), al bar chiederemo che ci indichino la strada per Rèmulis, quella che passa per il santuario di Santu Micheli, dove in maggio si tiene una bella festa campestre con balli, canti e pranzi omerici.

La strada è bianca ma è normalmente in buone condizioni. È pressoché disalberata fino alla cima. Di qui si domina uno splendido panorama del golfo di Orosei; percorreremo quindi una ripida discesa fino alla fontana di Rèmulis e sulla sinistra vedremmo un enorme recinto per pecore (sa mandra) che converge in un antico ovile in pietra.

Tornati verso la cima, troveremo sulla destra una nuova strada, anch’essa sterrata ma in ottime condizioni. La percorreremo fino un piazzale sulla destra e sarà difficile non fermarsi per ammirare lo spettacolo possente di Montalbu e del mare di Siniscola. Sulla sinistra, nascosta dalla cresta del monte, comincia una foresta di oltre 2000 ettari. Un sentiero, per decenni percorso dai carri dei carbonari, è ora indicato da frecce rosse segnate sulle rocce, conduce, attraverso lecci, querce, erica scoparia, corbezzolo, a una vecchia casermetta ora abbandonata.

Noi ci limiteremo a percorrere la carrareccia per una ventina di minuti fino ad arrivare a una rocca, riconoscibilissima anche attraverso il bosco sulla nostra destra, traforata dagli elementi e ai cui piedi c’è un minuscolo ovile antico costruito sul modello nuragico. Dalla rocca si ammira un suggestivo panorama. Con l’automobile si continuerà dunque fino a un’altra cima del salto comunale di Irgoli, Norghìo. Anche qui, splendide fontane, ma questa volta in pieno bosco, delizieranno il nostro palato, se saremo di quella rara specie umana che sa distinguere e variamente apprezzare un’acqua invece di un’altra.

La strada del ritorno sarà diversa da quella dell’arrivo: prenderemo quella di sinistra, nei pressi dell’edificio adibito a colonia estiva per bambini. Scendendo ci imbatteremo (li avremmo visti anche dall’alto) in due archi in pietra, quanto resta dell’antichissima chiesa di Sant’Elena. Tutt’intorno sono sparsi i resti di un villaggio medievale; qui nel vicino villaggio (anche esso distrutto) di Santa Cristina, si erano forse ritirati i pastori e le loro famiglie per sfuggire alla peste o a chissà quale altro nemico.

A Irgoli saremo in meno di mezz’ora, in tempo per avere un delizioso impatto con i formaggi, i vini, il pane, i dolci e i salumi della Baronia.

 

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