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Iglesiente – scogliere e insenature

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Se si fa eccezione per l’Alguer (Alghero) e per la cosiddetta Costa Verde di Arbus, il turismo di massa non conosce ancora la costa occidentale della Sardegna. E così, tratti di incomparabile bellezza, come quello che è nostra meta, sono nell’itinerario di poco pochissimi gelosi.

Andiamo a goderci ciò che la natura offre da millenni fra Funtanamare e Buggerru. A mo’ di overture vedremo anche che cosa l’uomo è stato capace di inserire in questo spettacolo: uno dei più grandi curiosi villaggi nuragici e i resti di una civiltà industriale che sta cedendo inesorabilmente il posto non al post-industriale ma alla disoccupazione più nera.

Partiremo da Carbonia andando verso il Nord sulla statale 126.

Tutto il territorio fa parte di un’antica laguna in cui il carbone si è ammassato fino a raggiungere uno spessore di una trentina di metri. Naturale quindi che qui si sia sviluppata, già in epoca romana e forse anche prima in epoca punica, un’intensissima attività di sfruttamento delle risorse minerarie della zona.

Pochi chilometri dopo la partenza, sulla sinistra incontreremo il bivio per Cortoghiana e per Nuraxi Figus, una volta centri di lavoro e oggi villaggi pressoché fantasmi.

Meritano una visita non frettolosa alla ricerca di quei resti di archeologia industriale che riescono a parlare e a dare emozioni più di un trattato. Le vecchie case dei minatori, gli edifici minerari, i resti degli scarichi cui la legge della gravità da forme fantastiche.

Lasciato Nuraxi Figus, ci metteremo, dopo un paio di chilometri, sulla provinciale per Portiscusi (Portoscuso); volteremo a destra, percorso un centinaio di metri, sulla sinistra troveremo la stradetta per   Seruci, dove sorge l’omonimo villaggio nuragico. L’antichissimo borgo è annunciato dal nuraghe Sa Turrita, a controllo del valico che vedremo, e dal nuraghe di Seruci. Ci sono tutto intorno un centinaio di capanne, due delle quali sono particolarmente interessanti. La prima è una costruzione circolare, divisa lungo il diametro da due muretti convergenti (una sorta di tramezzo tra due stanze); dal muro esterno né parte un altro che va a formare un recinto trapezoidale che, con molta probabilità, serviva da mandra (recinto per il bestiame). È importante questa capanna perché è il suo modello si è tramandato, si può dire, fino a oggi ed è riproposto da centinaia di ovili nelle campagne della Sardegna.

Interessante è anche la grande capanna, all’interno circolare e uguale vista dall’esterno, verosimilmente adibita a sala consiliare. I sedili corrono lungo tutto il muro e sono interrotti in due punti: l’ingresso e il focolare, ricavato nello spessissimo muro. Qui i capi delle famiglie o dei clan prendevano le decisioni riguardanti la tribù.

Lasciato Seruci, riprenderemo la provinciale in direzione di Bacu Abis (un altro villaggio minerario) e, ritrovata la statale 126, proseguiremo sulla sinistra per   Gonnesa. Superato il paese, un paio di chilometri dopo, prenderemo a sinistra verso  Funtanamare e Nèbida. La strada è tutta curve, un esempio di regia inconscia: già da Funtanamare lo spettacolo è decisamente superbo, ma ancora nulla paragonato a quanto ci aspetta, quando, all’improvviso, davanti a noi si apre una fuga di bastioni naturali e colorati dal minerale che li compone, di isolotti.

Passeremo per  Nèbida, un villaggio di cui non si capisce bene se abbia preso il nome dalla  (nèbida, in sardo) o dal fatto che in una posizione chiaramente salubre (nèbidu vuol dire anche sano, schietto, diritto).

Scenderemo quindi alla  cala di Masua, circondata da alti costoni di roccia. Di grande suggestione l’alto faraglione che si staglia davanti e a cui qualcuno, in un eccesso di fantasia, ha affibbiato il nome di Pan di Zucchero. Se ci lasceremo cogliere dalla voglia (e qui diventa un vero e proprio bisogno irrefrenabile) di fare una camminata alla scoperta di bellezze nella bellezza, troveremo sentieri scavati da milioni di zampe di capre. A seconda dell’abilità individuale, potremmo inoltrarci più o meno, ma sempre con la stessa incontenibile gioia di poter godere della vista di paesaggi incomparabili.

nepitella"" data-anchor="#tippy_tip0_4768_anchor" >La nepitèlla (Clinopodium nepeta (L.) Kuntze) o nepetèlla o nipitèlla, chiamata anche mentuccia, è un’erba aromatica della famiglia delle Lamiacee, utilizzata in cucina e in erboristeria. Ha un leggero odore di menta.

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