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Tomba dei giganti di Madau - Fonni

Fonni

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Fonni, nel cuore del massiccio del Gennargentu (ma l’argento non c’entra nulla, il vero nome, al solito deformato per assonanza, è Gennebentu , la porta del vento), è il paese più alto della Sardegna, con i suoi mille metri sul mare.

Fonni è anche uno dei paesi più densamente popolati di testimonianze preistoriche e storiche, segno che su questi monti dovette concentrarsi la resistenza dei sardi alle invasioni. Uno dei miti più diffusi è che l’armata romana dovette tenersi alla lontana da qui; in realtà i romani ci arrivarono – seppure in ritardo – e stabilirono una stazione, a Sorabile (nelle campagne di Fonni), lungo la strada tra Caralis e Olbia e costruirono anche un ponte per servire questa via di comunicazione.

Adesso il ponte, imbarazzante testimone, è sommerso dal lago artificiale di Gùsana.

Ad arricchire questo itinerario, oltre all’aspetto storico-archeologico, vi sono gli splendidi paesaggi delle sue montagne. Percorreremo gli uni e vedremo gli altri, aggiungendo, in più, una sosta architettonica-gastronomica in paese. L’isolamento e un lento processo di spopolamento hanno fatto sì che il vecchio centro si sia conservato con pochi interventi devastatori, per cui è possibile gustare l’originalità dell’antica architettura spontanea del paese. Sopravvivono ancora alcune abitazioni i cui tetti sono fatti con sas iscàndulas, tegole fatte con schegge di legno o in sughero, come nell’antica Roma.

Paese a prevalente economia pastorale, Fonni conosce il fenomeno della transumanza, per cui molte famiglie si sono da tempo trasferite in pianura. Se vorremmo fare conoscenza con l’arte culinaria di Fonni, troveremo sublimi i prosciutti, il formaggio, gli arrosti (di vitella, porchetto, capretto, agnello, salsiccia…), sos culurjones (ravioli) e su pan’e fratau.

Affascinante l’escursione sul Monte Spada e a Bruncu Spina (si arriva in alto e non circa 1580 m), località in cui è possibile sciare, naturalmente se c’è la neve, servendosi anche di efficienti attrezzature.

E’ comunque difficile visitare senza una guida di splendidi megaliti di Rio Aratu e di Santu Micheli (grandi menhir con alle spalle circa 4.550 anni), le domos de janas di Flumen de bidda e di Tanca manna, i complessi nuragici di Drònoro e Sa Vinda, i dolmen di Orrùi e Tramassùnele, le rovine di Sorabile e Sos grecos, le tombe dei giganti di Pranu Ebas, Sos Pintores e di Bistili. Queste ultime sono interessantissime per la costruzione fatta da filari orizzontali di blocchi interrotti da una stele in cui è ricavata la porticina d’ingresso al sepolcro.

È facile, invece, arrivare da soli alle tombe di giganti di Madàu. Presa la stessa strada percorsa per arrivare a Fonni (la statale 389 da Nuoro), troveremo subito una deviazione a destra per Pratobello, villaggio fantasma costruito negli anni 60 con lo scriteriato proposito di deportarvi i pastori di Orgosolo.

Di qui prenderemo a destra la provinciale per Carvài e al km 7,200, ai margini della strada, a destra, ecco le tombe. sono cinque, quattro più o meno contigue e una più distante. Di notevole interesse la più grande delle tombe, le cui prime strutture risalgono al 1000 avanti Cristo. Il simbolo di un’antica divinità entrata in disuso venne allora abbattuto e messo ai lati.il

Per tornare al Nùgoro (Nuoro) riprenderemo la provinciale fino a Pratobello e di qui la via per Orgosolo.

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