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Da Fluminimaggiore a Marina di Arbus

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Uscendo da Iglesias si prende la Statale 126, direzione Fluminimaggiore. Dopo circa 15 minuti si arriva a Sant’Angelo, un piccolo borgo davvero caratteristico.

Da qui, scendendo verso valle, si incontrano il tempio di Antas, e la grotta di Su Mannàu. Il tempio di Antas sorge in un incantevole conca un tempo ricca di boschi e giacimenti di ferro. L’edificio, dopo lunghi ma fruttuosi anni di restauro, offre uno spettacolo decisamente fantastico, soprattutto al tramonto quando i raggi del sole accarezzano le colonne dell’antico vestibolo.

In questi luoghi magici il comune di Fluminimaggiore organizza spesso suggestivi concerti di musica classica.

La grotta di Su Mannàu, nata dal paziente lavoro di due piccoli torrenti, si sviluppa per circa 6 Km. Questa meraviglia della natura si può visitare sia attraverso tranquilli “percorsi turistici“, si azzardando meno comodi, ma sicuramente più emozionanti, “percorsi speleologici“.

Nel vicino paese, situato tra le montagne ricche di vegetazione, la vita scorre tranquilla, rendendo il piccolo borgo un luogo ideale per per vacanze tutto relax. Nel centro dell’abitato si può visitare il Museo Paleontologico icon-external-link  o passeggiare per le stradine ammirando il caratteristico artigianato locale esposto nelle botteghe.
Prima di lasciare Fluminimaggiore si consiglia una visita a Portixeddu. Da qui si abbraccia tutto il golfo del Leone.

  Arbus e il territorio minerario

Riprendendo la statale si sale un pò per arrivare ad Arbus, grosso borgo agro-pastorale posto a oltre 300 metri sul livello del mare. L’origine dello strano toponimo è alquanto dibattuta. Una tesi lo fa derivare da “Arabus” (la zona fu più volte saccheggiata dagli arabi), un’altra si ricollega ai suggestivi monti di colore bianco, “albus“, che circondano l’abitato. Da visitare, nel centro cittadino, il Museo del coltello sardo  , con numerosi esemplari antichi e la fedele ricostruzione del laboratorio di un fabbro dell’Ottocento.

Tutto il territorio, che oltre ad Arbus comprende anche la vicina Guspini, è caratterizzato dalla presenza di svariate attività minerarie (ormai abbandonate), spettacolari esempi di “archeologia industriale”.

Di particolare interesse l’area di Montevecchio che presenta una delle miniere tra le più grandi e produttive fino al secondo dopoguerra.

Immersi tra la macchia mediterranea e i suggestivi boschi limitrofi si possono vedere gli impianti e gli edifici un tempo al centro della fervida attività. Oggi solo pochi abitanti continuano a popolare questi luoghi, dove l’antica prosperità sembra ormai il fantasma di un passato lontano. Non molto distante dalla miniera di Montevecchio   (all’incirca una decina di chilometri) si trova l’antico borgo di Ingurtosu. In questi paesaggi sono presenti numerosi esemplari del cervo sardo, splendido animale selvatico che da sempre convive con la miniera e le sue genti.

  Litorali sabbiosi e dune di ginepri

Lasciando Montevecchio e immettendosi nella strada provinciale che conduce alla costa, si percorrono circa 15 Km immersi in una landa desolata.
Qui il paesaggio è caratterizzato da alte colline pastorali e da vecchie costruzioni rurali.
Su tutta la zona domina l’inconfondibile sagoma a panettone del Monte Arcuentu, di origine vulcanica.

Giungere a Marina di Arbus è come venire improvvisamente catapultati in un mondo di fiaba. La cittadina, posta all’ingresso della splendida Costa Verde, rappresenta il punto di partenza ideale per un itinerario davvero magico.

Percorrere chilometri di litorali sabbiosi, ammirarne le maestose dune ricoperte da ginepri secolari, volgere lo sguardo alle superbe coste, perdersi nel colore smeraldino delle acque, il tutto cullati dal dolce silenzio che domina in questi posti isolati: qui si scopre il vero paradiso terrestre. Uniche testimonianze del passaggio dell’uomo alcune isolate strutture minerarie, le torri costiere (erette a protezione degli attacchi saraceni) e qualche antica tonnara.

Assolutamente da visitare la vicina spiaggia di Piscinas. Il suo campo dunare ricopre un’area di circa 20 chilometri quadrati, arrivando ad altezze di quasi 50 metri. A delimitare le sabbie dorate, bellissimi ginepri. In questi luoghi la primavera regala un tripudio di profumi e di colori, dal delicato azzurro del rosmarino al vivace giallo delle ginestre selvatiche.

Di assoluta bellezza anche il patrimonio faunistico. Qui, ancora oggi, nidifica la tartaruga marina, specie a rischio di estinzione. Fra gli uccelli si segnalano l’aquila reale e la rarissima aquila del Bonelli.

Nella valle di Piscinas, infine, si trova l’Ara del Sole, che, alle 20.50 di ogni 21 giugno, regala uno spettacolo astronomico imperdibile.

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