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Da Dolianova a Isili

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Attraverso la Strada statale 387 del Gerrei si lascia Cagliari in direzione Dolianova e si inizia un viaggio alla scoperta delle zone interne della Sardegna fino ai margini meridionali della Barbagia.

La prima tappa è Dolianova, in una delle regioni vinicole più importanti dell’isola (denominata Parteolla ): qui si producono Nuragus, Nasco, Moscato e Malvasia. Fra i prodotti locali si segnalano anche il pecorino, l’olio e le olive da tavola.

A Dolianova -comune nato dalla fusione di due antichi borghi medioevali, San Pantaleo e Sicci San Biagio– il monumento più noto è l’antica Cattedrale della diocesi di Dolìa oggi soppressa, la chiesa romanica di San Pantaleo, edificata in tre momenti successivi fra il XII e il XIII secolo e quindi con influenze diverse nello stile e nei particolari architettonici: i muri perimetrali e la facciata di stile pisano, la copertura a volta e gli archi che risalgono ai primi del Duecento, le parti superiori e gli elementi decorativi ispirati all’arte islamicaA fianco dell’ingresso della chiesa è da notare un sarcofago romano scolpito sostenuto da due colonne, all’interno un fonte battesimale del V secolo, un affresco con l’Albero della Vita e un’ancora del XV secolo di un anonimo spagnolo dedicato al martirio di San Pantaleo.

Nei dintorni del paese, a Serdiana, si trova la chiesa campestre di Santa Maria di Sibiola eretta nel XII secolo dai Benedettini di San Vittore di Marsiglia. Da Dolianova si seguono le indicazioni per Sant’Andrea Frius, piccolo borgo circondato da un aspro paesaggio fra i più interessanti nella fascia orientale della provincia di Cagliari (la distanza dal capoluogo è di circa quaranta chilometri). Probabilmente l’origine del nome Frius deriva da un coronimo di origine greca (frear-frea-tos, che significa pozzo e abbondanza d’acqua) che richiama una peculiarità di questa zona ai piedi del monte Cùccuru Orru. In paese è rinomata la festa del carnevale, la festa dedicata al patrono e soprattutto la Sagra del Mandorlo, nella quale viene allestita una mostra artigianale per scoprire le apparecchiature usate durante la coltivazione e la lavorazione della mandorla.

  Monte Luna – culla dell’Archeologia sarda

A meno di dieci chilometri si arriva a Senorbì, il centro più importante della zona chiamata Trexenta e un tempo definito “il granaio di Roma” per la ricca produzione di frumento. la parrocchiale è dedicata a Santa Barbara e la sua costruzione ha richiesto quasi due secoli di lavoro, dal 1640 alla prima metà del XIX secolo: al culmine di una collina nei pressi dell’abitato è interessante anche la chiesa campestre di Santa Maria di Segolai -nota come Santa Mariedda– risalente alla metà del XIII secolo. Da non perdere la visita al museo archeologicoSa Domu Nosta“, allestito in una casa padronale dell’Ottocento, nel quale sono esposti oggetti del periodo compreso tra il neolitico antico e l’età medioevale: in particolare si possono ammirare i reperti rinvenuti negli scavi della necropoli di Monta Luna, dove fra il V e il III secolo a.C. furono sepolte le popolazioni sardo-puniche che abitarono le campagne di “Santu Teru“. Nelle campagne di Senorbì sono stati scoperti due tra i pezzi più importanti dell’archeologia sarda: il “Miles Cornutus” (un bronzetto che rappresenta un guerriero preistorico) e la “Mater Mediterranea“, la Dea Madre, una statuetta marmorea conservata -come il reperto precedente- nel Museo Archeologico di Cagliari  .

  A Suelli le spoglie di San Giorgio

Da Senorbì in soli tre chilometri si arriva a Suelli, dove spicca la cattedrale di San Pietro sede vescovile fino alla metà del XV secolo. Nei pressi si trovano il Santuario di San Giorgio di Suelli (vissuto tra il X e l’XI secolo), che ne conserva le spoglie, e la chiesa gotico-aragonese del Carmine. La tappa successiva del percorso è Mandas, paese collocato in una zona fertile caratterizzata da dolci colline con campi coltivati a frumento, vigne e mandorleti. Da visitare nell’abitato la parrocchiale di San Giacomo, ultimata nel 1605 in stile gotico-catalano: l’altare maggiore e il fonte battesimale del XVIII secolo, con i tre altari lignei del ‘600, sono le parti interne di principale interesse. A nord di Mandas si incontra Serri, piccolo centro dedito all’economia agro pastorale e alla produzione di cereali, olive, ortaggi e frutta. Collocato ai margini dell’omonima giara a un’altitudine di circa 600 metri sul livello del mare, il paese è arricchito dalla parrocchiale romanico-pisana di San Basilio Magno, costruita dai monaci bizantini e in seguito restaurata in stile aragonese. Serri è famosa principalmente per il Santuario Nuragico di Santa Vittoria, un’area di quattro ettari che contiene un pozzo sacro, numerose abitazioni e il grande recinto ovale per le riunioni politiche e le feste (databili alla fine del secondo millennio a.C.).

  Il viaggio nell’entroterra sardo si ferma a Isili

Isili conserva gelosamente l’arte della lavorazione del rame oltre a quella di tappeti, arazzi e coperte in lana.

Il luogo di maggiore attrattiva è il nuraghe Is Paras, trilobato con una torre centrale alta 14 metri e costruito interamente in calcare bianco. In paese si possono visitare la chiesa parrocchiale di San Saturnino e la chiesa di San Giuseppe Calasanzio realizzata all’inizio del Seicento dai Padri Scolopi.

Sulla strada per Nurallao la chiesetta di Santo Stefano, costruita nel Trecento in stile romanico.

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