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Da Atzara a Barumini

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Verso il bosco secolare di Laconi – Il percorso che conduce da Atzara a Barumini parte dalle pendici occidentali del Gennargentu nel Mandrolisai e attraversa la Barbagia di Belvì e quella di Seùlo.

Il primo paese da scoprire è Atzara, uno dei borghi più belli d’Italia: qui è consigliata una sosta nella cinquecentesca parrocchiale di Sant’Antioco, impreziosita da un rosone in trachite e, all’interno, da una statua in legno della Madonna col Bambino (XVI secolo). A due passi dalla chiesa ha sede la Pinacoteca comunale d’Arte Contemporanea, che presenta numerose opere dei più importanti artisti locali del ‘900. Il borgo medievale, oltre all’originaria struttura urbana, ha conservato la produzione artigianale di coperte e tappetti in lana e in lino.

Poco più a sud lungo la strada si incontra Meana Sardo, in una zona caratterizzata da colline e boschi attraversati da alcuni corsi d’acqua fra cui l’ Araxìsi, affluente del Tirso.

Oltre alla parrocchiale del ‘500, da segnalare il Nuraghe Nolza, oggetto di studi e ricerche scientifiche da parte di archeologi italiani e stranieri: alcuni reperti di questo nuraghe montano, a poche decine di metri dalla linea ferroviaria del Trenino verde che collega Isili a Sòrgono, sono conservati nel Museo Archeologico di Telti. La zona si presta a gradevoli escursioni naturalistiche, senza trascurare la cucina tipica con i prodotti degli allevamenti e i gustosi vini della Barbagia.

Un’altra tappa significativa coincide con uno dei principali centri della regione del Sarcidano, Làconi, circondato da un fitto bosco secolare di roverelle e di lecci a 550 metri sopra il livello del mare.

Il Medioevo rivive nel Castello di Aymerich

A monte del borgo merita una visita il Castello di Aymerich, all’interno di un parco vasto 22 ettari e di proprietà dell’Amministrazione regionale. Edificato nell’anno Mille, il castello è stato ampliato e ricostruito in stile gotico-catalano nel XV secolo: oltre alla torre, sono ancora pressoché intatte le prigioni e una sala d’armi. Accanto ai ruderi della fortezza, nel parco si possono ammirare un plurisecolare cedro del Libano di grandi dimensioni e una collezione di pregiate piante esotiche che risale al marchese Ignazio Aymerich.

In paese resta da vedere la parrocchiale di Sant’Ambrogio e di Sant’Ignazio, il santo più venerato in Sardegna e nativo del luogo (al frate cappuccino canonizzato nel 1951 è anche dedicato un piccolo museo presso la parrocchiale).

Il territorio di Làconi è ricco di testimonianze preistoriche e nuragiche di grande interesse, in particolare le numerose statue- menhir antropomorfe nella località Perda Iddocca, Genna ‘Aidu e presso il nuraghe Arrubiu, e il dolmen di Genna ‘e Corte.

Nurallao, piccolo borgo a sud di Làconi in direzione di Isili, è noto principalmente per le tombe dei giganti di Aiodda (solo parzialmente in buone condizioni).

Gli scavi archeologici effettuati nella zona hanno portato alla luce diverse statue-menhir oltre a reperti e monili di grande valore: l’intero territorio è ricco di tracce di insediamenti punici e romani, come nel sito denominato Bidda Beccia che presenta i resti di un antico villaggio.

A breve distanza da Nurallao si incontra Nuragus, centro di attivita agro-pastorale in un avvallamento fra la Giara di Gèsturi e il Sarcidano.

  Sull’attuale territorio di Nuragus (il nome deriva dalla presenza in loco di numerosi nuraghi) sorgeva la città romana di Valentia o Valenza, poi distrutta dalla peste e dai vandali.

  • Da segnalare il pozzo sacro di Coni e il nuraghe Santu Millanu.
Fra i cavallini nella Giara di Gesturi

Proseguendo verso sud è la volta di Gèsturi, dove si possono ammirare la parrocchiale della Madonna dell’Assunta, dedicata a Santa Teresa d’Avila, la chiesa di Santa Maria Egiziaca (entrambe risalgono al XVI secolo) e la chiesa di Santa Barbara, la più antica del paese(1437). Il paese possiede l’area più ampia della famosa e bellissima giara, nome con il quale in Sardegna si indica un altopiano di origine vulcanica che si erge sul territorio circostante attraverso ripide pareti.

La Giara di Gèsturi si estende per oltre quaranta chilometri quadrati di macchia mediterranei, boschi di querce da sughero,praterie erbose e qualche laghetto. La notorietà del luogo deriva soprattutto dalla presenza dei “cavallini”, esemplari unici di statura molto bassa che vivono ancora allo stato brado. Presentano un manto scuro, una lunga criniera e occhi a mandorla: la loro origine è ancora incerta, forse orientale o spagnola.

  L’ultima tappa del percorso coincide con il comune di Barumini, ai piedi della giara.

Qui non si può dimenticare una sosta a Su Nuraxi, complesso megalitico che racchiude molti secoli di preistoria. E’ composto da un fortilizio quadrilobato eretto attorno alla torre centrale a due piani, all’interno di un ampio sistema di muraglie e di torri databile fra la fine del XV e gli inizi del XIII secolo a.C. All’interno e all’esterno delle mura si sviluppa il villaggio nuragico costituito da capanne di varie dimensioni, distrutto nel VII secolo a.C. e nuovamente abitato in epoca punica e romana.

Nel centro di Barùmini da segnalare la parrocchiale dell’Immacolata e la seicentesca casa dei marchesi Zapata, che richiama l’epoca del dominio spagnolo.

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