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Assemini - arte della ceramica

Da Assemini a Iglesias

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A una ventina di chilometri da Cagliari, nella pianura a nord dello stagno di Santa Gilla, si estende Assemini, cittadina di poco più di 20.000 abitanti, che deve la notorietà alle numerose botteghe della ceramica.

Di rilievo anche chiese e monumenti: nel centro storico, la parrocchiale di San Pietro apostolo eretta nell’XI secolo ma ricostruita nel XVI e, un centinaio di metri a sud, la chiesa di San Giovanni Battista, di influenza bizantina, edificata secondo alcuni storici su un tempio pagano antecedente il IX secolo dopo Cristo.

Nei pressi del cimitero comunale, la chiesetta di Santa Lucia, adibita tra la Prima e la Seconda guerra mondiale a deposito d’armi della milizia.

Per gli amanti della natura è doverosa una gita nell’oasi di Gutturu Mannu, dal nome del gruppo montuoso dislocato per buona parte del nel territorio asseminese, a una quindicina di chilometri dal centro abitato.

A nord di Assemini, lungo la statale 130, si incontra Decimomannu, paesotto in cui dal 29 settembre 2001 convivono due patroni: quello “storico” e Santa Greca, proclamata dal vescovo di Cagliari compatrona della parrocchia di Sant’Antonio Abate in Decimomannu.

Proprio le chiese loro intitolate sono valido pretesto per una visita: lo stile gotico-catalano, una pianta ad aula unica con tre cappelle per lato, il presbiterio rialzato e coperto da una volta stellare, e un campanile ricostruito con ogni probabilità nel ‘700 sono i tratti distintivi della chiesa parrocchiale di Sant’Antonio; in stile romanico è invece la chiesa di Santa Greca, edificata sul luogo di sepoltura della giovanissima martire, vissuta tra il III e il IV secolo dopo Cristo.

L’ultima domenica di Settembre segna l’inizio della festa di Santa Greca, cinque giorni che alternano i riti religiosi e riti profani, con balli, gosos o altri canti sacri in sardo, gare poetiche e degustazioni comunitarie intorno a grandi tavolate.

Decimomannu è nota anche per la base AWTI (Air Weapons Training Installation), un aeroporto militare con diverse aree adibite a poligoni per il lancio dei missili.

Proseguendo il viaggio in direzione Siliqua si impone una deviazione verso Uta, 2 chilometri e mezzo a sud della statale 130.

In questo centro di sicure origini nuragiche sorge la chiesa di Santa Maria, edificata dai frati Benedettini di San Vittore di Marsiglia tra il 1135 e il 1145, e perfettamente conservatasi nel corso dei secoli. Oggi è possibile ammirarne i conci di pietra calcarea tenuti insieme con pochissima calce, i capitelli decorati, il campanile a vela. Suggestivo l’interno: tre navate luminosissime che ricevono luce da quattro finestre, colonne e capitelli di diverse fogge (corinzio di epoca bizantina quello dell’acquasantiera), e una porticina -detta porta Santa- che un tempo veniva aperta soltanto negli anni del Giubileo. Fuori dalla chiesa, un pozzo miracoloso: la tradizione popolare attribuisce infatti all’acqua il potere di guarire qualunque male…

Tornati sulla Statale, il viaggio continua alla volta di Siliqua, punto di raccordo tra il Sulcis-Iglesiente e il basso Campidano.

Due le chiese da visitare: la parrocchiale di S. Giorgio martire, che si pensava fosse stata edificata dagli aragonesi in stile gotico, salvo scoprire, con la demolizione dell’intonaco, l’antica facciata a capanna con campanile a vela a due monofore presumibilmente romanico, e la secentesca chiesa di San Sebastiano affacciata su piazza Martiri, con il frontone ad arco riflesso e muratura a vista.

Anche da Siliqua si scorge la collina vulcanica con le rovine del castello di Acquafredda, costruito nel XIII secolo dai conti della Gherardesca, e la cui fama è tristemente legata alla prigionia del conte Ugolino nella torre della fame.

Costruito dai pisani in difesa di Villa Ecclesiarum (oggi Iglesias) e del bacino minerario dell’Iglesiente è Domusnovas.

Ex villaggio fortificato che si estende alle pendici del massiccio calcareo del Marganai.

Del borgo medievale resta qualche traccia nel portale a lunetta della chiesa di Santa Barbara, mentre l’attuale facciata è opera recente; l’impianto classico delle chiese settecentesche -a croce latina con volta a botte- caratterizza invece la parrocchiale della Madonna dell’Assunta. Più delle chiese è però un monumento naturale che giustifica una visita a Domusnovas: la grotta di S. Giovanni, una galleria di 850 metri scavata dall’omonimo fiume nel corso di milioni di anni che attraversa il Monte Acqua per tutta la sua lunghezza e si può percorrere in auto. Il tunnel sbocca in una radura che invita a scegliere tra due percorsi che si addentrano tra i boschi della valle dell’Oridda.

Dieci chilometri a ovest, sempre lungo la statale 130, ecco Iglesias, popolosa cittadina che conobbe prima il dominio pisano (il conte Ugolino della Gherardesca la eresse capitale del suo piccolo regno sardo) e poi quello degli aragonesi, sotto i quali decaddero le attività estrattive che avevano prosperato fino alla fine del ‘300 e che ripresero dalla metà dell’Ottocento.

Proprio i villaggi minerali che punteggiano il territorio iglesiente costituiscono una grossa attrazione turistica: tra i più importanti, oltre alla miniera di Monteponi a ridosso dell’abitato di Iglesias, si segnalano Seddas, Moddizzis, Acquaresi, Malacalzetta, Tiny, Arenas. Interessanti anche i monumenti religiosi: la cattedrale di Santa Chiara, affacciata sulla piazza del Municipio, costruita sul finire del ‘200 e poi trasformata in stile gotico-catalano nella seconda metà del Cinquecento; la chiesa di San Francesco e il vicino santuario di Santa Maria delle Grazie, racchiuso tra le antiche case dell’insediamento medievale; nei pressi del cimitero, la chiesa della Madonna di Valverde, costruita tra il 1285 e il 1290, che ricalca nella facciata il prospetto della Cattedrale.

Nei dintorni, a Fluminimaggiore, è da vedere il tempio di Antas, forse di epoca augustea, ricostruito su un luogo di culto punico all’inizio del III secolo.

 

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