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Cornus – la resistenza sarda contro Roma

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E’ come se la moderna Roma (in quanto sede del governo centrale) non riuscisse a perdonare l’ antica Cornus per aver resistito in armi all’ antica progenitrice.

Fra le testimonianze del passato, Cornus è la più trascurata, la meno scavata se non nelle parti che riguardano più direttamente il consolidamento della vittoria dei romani.

Qui a Cornus i sardi persero l’ ultima opportunità di contrastare la definitiva presa di possesso romana dell’ isola. Si era nel 215 avanti Cristo; i punici erano in difficoltà ovunque davanti all’avanzata delle truppe di Roma (il tempo era quello della seconda guerra punica) e i sardi, avendo evidentemente la sensazione che la futura dominazione sarebbe stata peggiore di quella cartaginese ormai consolidata e assorbita, fecero la scelta di campo e si allearono con i punici.

Ampsicora

Il comandante dei sardi, Amsicora

Il pretore Tito Manlio Torquato, alla testa di un’armata imponente, si era già impadronito della Sardegna meridionale e aveva già sconfitto i sardi nei pressi dell’ attuale Aristanis (Oristano). Mentre il comandante dei sardi, Amsicora, correva all’ interno dell’ isola per cercare rinforzi fra gli abitanti delle montagne, il figlio Josto e l’ esercito si asserragliavano a Cornus. L’offensiva romana si risolse in una carneficina: nella resistenza ai nuovi conquistatori rimasero uccisi trentamila sardi.

Per arrivare a Cornus partiremo da Macumele (Macomer), prendendo la provinciale per Santulussurzu (Santulussurgiu), una strada incantevole che si arrampica sui monti in uno splendidi paesaggio.

Arriveremo così a Siete Fuentes, una località che già dal nome contiene il motivo del suo fascino. Poste a 684 metri di altitudine, le sette fonti sono circondate da boschi e radure che ben giustificano una sosta. Vedremo anche la chiesetta di Santu Nenardu (S. Leonardo), una costruzione del XII secolo (ampliata poi nel XIV) in cui si integrano romanico e gotico.

Poco dopo troveremo sulla destra il bivio per Cùglieri, il cui nome ha assonanza con Gurulis Nova, la città romana che sorgeva nei pressi e di cui restano pochissime testimonianze. Alla Pro Loco di Cùglieri  chiederemo notizie sull’ apertura della zona archeologica. Intanto, nell’Antiquarium potremo vedere una piccola significativa raccolta di reperti provenienti dall’antica città sardo-punica. Fra gli altri un sarcofago col frontone strigilato (inciso, cioè, con motivi decorativi) e, tra i frammenti esposti, una lastra ai cui limiti sono disegnati un uccello molto stilizzato (forse una colomba) e una barca sulla quale compaiono un’ alfa e un omega, evidenti simboli del principio e della fine della vita.

Continueremo quindi il viaggio, prendendo la statale per Santa Caterina di Pittinuri. La zona archeologica, indicata da cartelli, comincia sulla sinistra di Torre su puttu.

cornus-cuglieriLo stato degli scavi è, si diceva, deplorevolmente arretrato, così che è possibile vedere ben poco dell’ antica Cornus, anche se tutto intorno si respira, con grande emozione, la storia, immersi in una natura di struggente bellezza. Fra le cose identificabili la basilica sepolcrale, la cui costruzione potrebbe esser cominciata intorno al III secolo d.C.

Le dimensioni sono notevoli: lunga una trentina di metri e larga dieci, la basilica è stata forse costruita intorno a un preesistente nucleo, comprendente una necropoli. Una seconda basilica, più piccola, fu trasformata col tempo in un battistero, usato fino all’ XI secolo, il che denuncia come Cornus sia stata abitata fino al medioevo, essendo stata successivamente punica, romana, bizantina e giudicale.


 

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