Crea sito
La chiesa di San Pietro di Zuri riedificata

Per chiese da Sorradile a Ghilarza

Commenti disabilitati su Per chiese da Sorradile a Ghilarza 85
Quando i sardi ballavano in tondo dentro le chiese in Sardegna.

Andiamo per chiese alla scoperta di curiosità: il rinascimento sardo a Sorradile e la testimonianza delle sopravvivenze pagane nei riti cattolici del XIII secolo. Sulla superstrada da Nùgoro (Nuoro) ad Aristanis (Oristano), in prossimità di Bilartzi (Ghilarza) troveremo il bivio per Sorradile. Seguiremo le indicazioni stradali e saremo dentro un paesaggio ineguagliabile. Lasciatoci alle spalle il villaggio di Tadasuni, attraverseremo il viadotto sul lago artificiale formato dalla diga sul Tirso, dal quale viadotto si gode una visione splendida.

Sorradile è il primo villaggio che incontreremo. Qui in una bella piazzetta circondata di alberi sorge la chiesa rinascimentale dedicata a San Sebastiano. Il primo impatto con la chiesa è con il colore rossiccio della trachite di cui è fatta la facciata e con le sue decorazioni, elegantissime, che la ambientano senza indecisioni in Sardegna. A costruirla fu, nel 1636, Mastru Antoni Pinna, picapederi (mastroscalpellino) di eccezione. A guardare il grande timpano semicircolare che sormonta la struttura bassa rettangolare, sulla quale è ricavato un timpano più piccolo (e aperto in alto) sul bellissimo portale, non ci può sfuggire la quantità di moduli architettonici ispirati ad epoche diverse. La grandezza di mastru Pinna sta nell’ avere saputo armonizzare le varie citazioni in maniera tale da comporre un disco originale.

All’ interno sono da vedere il delizioso pulpito in legno intarsiato e dipinto, la bella pila per acqua benedetta e il basamento del fonte battesimale.
Dettaglio del ballo tondo - chiesa di San Pietro di ZuriSulla via del ritorno, oltrepassata Tadasuni, una breve deviazione per visitare il villaggio di Zuri e il suo capolavoro, la chiesa di San Pietro. Prima della costruzione della diga sul Tirso, Zuri era più a valle, circondata da una foresta pietrificata di straordinario interesse e bellezza. Nel 1923, con la prima operazione di anastilosi che si ricordi, la chiesa di San Pietro fu smontata pezzo per pezzo e ricostruita dove oggi si trova. A progettarla in stile romanico del XIII secolo fu un comasco, Anselmo. Successivamente, nel XV secolo, fu aggiunto il bel campanile a vela con la stessa arenaria con cui fu fatta anche la chiesa. L’interesse di questo delizioso tempio sta soprattutto nel fatto che in un capitello, alcune figure in basso rilievo rappresentano per i posteri su ballu tundu, il ballo nazionale sardo, rimasto identico a se stesso attraverso i secoli.

Le figurette sono abbigliate nei costumi dell’ epoca e hanno in testa sa berrita, il copricapo usato dai pastori fino ai primi decenni di questo secolo e che consiste in lungo tubo di panno nero cucito a un’ estremità e lasciato floscio sul capo. Anche questa del ballo è una raffigurazione sacra: il ballo tondo, di chiara derivazione rituale (si ballava intorno ai menhir per propiziarsi gli dei), veniva eseguito all’interno delle chiese e così avvenne fino al secolo scorso.

Ancora oggi, quando la chiesa ha cancellato del tutto l’usanza, il rito sopravvive in maniera simbolica nei giri intorno al betile di fuoco (il falò di Sant’Antonio) all’uscita delle processioni da chiesa, intorno alla chiesa di Sant’Antine durante s’ àrdia di Sedilo e ad altre chiese campestri.

Si diceva dell’antica Zuri e della sua foresta pietrificata. Alcuni esemplari di tronchi pietrificati sono stati trasportati nella piazzetta del paese. Altri si trova no vicino alla chiesetta di Santa Maria Maddalena a Soddì. Per arrivarci, proseguiremo sulla deviazione presa.

Da Soddì una strada pressochè parallela alla superstrada ci immetterà sul cavalcavia per Ghilarza. Qui potremo visitare la splendida torre aragonese del XV secolo e il vicino Museo di Casa Gramsci, dove sono raccolti oggetti e scritti del grande pensatore marxista.

Tagged with: , ,

Similar articles

error: Share it!!