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Castelsardo – Pasqua e Lunissanti

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Il nome gli è rimasto inalterato da otto secoli e passa: Casteddu (Castello). A cambiare sono stati solo gli aggettivi: Genovese dalla fondazione (XII secolo) alla conquista da parte di Aragona; Aragonese dal XV secolo fino al 1796, quando il re di Sardegna lo battezzò Castelsardo.

Castelsardo tutte e tre le civiltà sono presenti e ben visibili sedimentate nell’architettura e nell’urbanistica di questo meraviglioso paese del nord Sardegna così come nella rappresentazione sacra che può dare l’ occasione per questo viaggio: Lu Lunis santu.

A Castelsardo vi arriveremo da Tàtari (Sassari) percorrendo la statale 200 per una trentina di chilometri, buona parte dei quali costeggiando il mare dell’ Asinara, dentro un bellissimo paesaggio. Casteddusaldu (Castelsardo) sorge su un piccolo promontorio a rocca scoscesa per tre parti.

Lu Lunis santu

In questa forma di drammaturgia popolare, fu introdotto da benedettini dell’abbazia di Nostra Signora di Tergu (una delle tappe, ancora oggi, della processione) intorno al XII secolo. da allora all’antica rappresentazione si sono aggiunti moduli aragonesi e sardi, ma per il resto tutto conserva la mistica e misteriosa grandiosità di allora.

Fin dal Corpus Domini, il priore eletto quel giorno lavora per preparare la grande festa: segue la preparazione canora di Li cantori (c’è qui la più antica scuola di canto popolare) e sceglie i migliori che andranno a formare i tre cori ai quali spetta accompagnare la processione; sceglie Li apòltuli (gli apostoli, coloro che presenteranno i Misteri della Madonna); predispone che tutto si svolga nel migliore dei modi.

La mattina del Lunedì, dopo la messa nella chiesetta medievale di Santa Maria, posta sulla punta della rocca (qui c’è il più antico crocifisso ligneo di Sardegna, Lu Criltu Nieddu, il Cristo nero), si forma la processione. I tre cori (formati come su concordu a tenores del centro Sardegna dalla voce solista, il basso, il contralto o la voce media o falsetto) cominceranno a cantare, con moduli musicali che sintetizzano tradizione sarda e spagnolesca, il tema rispettivamente assegnato: Lu miserere, Lu stabat, Lu Jesus. Fra un coro e l’ altro i portatori di misteri, divisi in due gruppi. Li cantori e li apòltuli sono vestiti di bianco e, mentre i primi tengono le falde del cappuccio bianco sollevate, i secondi sono completamente mascherati, a significare un’ antica tradizione di uguaglianza.

N. S. di Tergu

Partita dalla chiesetta, la processione attraversa le splendide vie del paese, muovendo o fermandosi secondo i tempi determinati dalla storia plurisecolare della rappresentazione e “ricordati” dalle voci di li cantori. Usciti dall’ abitato, i figuranti si incamminano verso Tergu e la sua bella chiesa romanica di Nostra Signora: più di dieci chilometri. Qui li apòltuli presentano i misteri (gli oggetti legati alla passione di Cristo) alla Madonna. La messa è l’ atìtidu, il lamento, sono i momenti di più intensa suggestione religiosa e culturale. Il ritorno in paese comincia nel pomeriggio e la processione si svolge nuovamente nel centro storico, illuminato da centinaia di fiaccole tenute dalle donne della confraternita della Santa Croce.

Il Castello

In queste stradine, che ricordano spesso i carrugi genovesi, i canti a gozos si alternano e spesso si intrecciano, piombando chi ascolta in un’ atmosfera di enorme emozione. E solo a notte fatta la processione fa ritorno alla chiesetta da cui era partita la mattina.

Il Bastione

Se non ci lasciamo prendere dalla fretta, Castelsardo ci offrirà diverse occasioni per ammirarla: dai delicati lavori di intreccio (soprattutto della palma nana), alla rocca con la sua cinta muraria da cui si gode un panorama incantevole, alla Cattedrale di Sant’Antonio con, all’interno, uno splendido dipinto del Maestro di Castelsardo.

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