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Capo Testa – il Pantheon nasce qui

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Vagando per la penisoletta di Capo Testa ci capiterà prima o poi di imbatterci in cave di granito abbandonate.

Da Capo Testa partirono per Roma almeno un paio di colonne per il Pantheon e tutte quelle della chiesa di San Giovanni di Pisa, città che qui dominò a lungo. C’è chi dice che la caduta della potenza pisana fu così repentina da costringerla ad abbandonare tutto ovunque con grande rapidità. Compresa una colonna, eretta nella sabbia di Santa Reparata, che la gente chiama “la Tibia“, ricordo ancestrale, chissà, dell’antica città romana di Tibula che sorgeva proprio da queste parti.

Benché certamente abitato fin dalla preistoria, non saranno certo i pochi resti visibili in superficie ad attirarci a Capo Testa. Ancora nel secolo scorso, le cose, stando alla descrizione che il Della Marmora fa di La Testa, dovevano essere differenti: c’erano rovine di un borgo, con mosaici, resti di canali e di piccoli acquedotti.

Per arrivarci potremo scegliere tra tre itinerari egualmente interessanti. Il primo prende l’avvio da Tàtari (Sassari); percorsa fino a Casteddusaldu (Castelsardo) la statale 200, si prende la 134 per cinque chilometri fino al bivio per Valledoria. Di qui comincia una della più belle strade della Sardegna fra le fantastiche rocce della Gallura fino al mare di Vignola e di Roma Majore e, ancora, a Santa Teresa di Gallura.

Il secondo parte da Tempio Pausania e si snoda fra le montagne di Aghju (Aggius) e la valle del Liscia. Arrivati al bivio con la statale 133 bis, si prenderà a sinistra verso Santa Teresa di Gallura.

Il terzo itinerario (che comincerà da Olbia seguendo la 125 fino alle porte di Palau e di qui proseguendo sulle statali 133 e 133 bis) si svolgerà dando un occhio di riguardo agli stazzi, alle fattorie galluresi cioè, splendidi esempi di architettura contadina e pastorale.

Arriveremo comunque a Santa Teresa di Gallura, il paese più a nord dell’isola, piccolo villaggio fino al 1803, quando aveva ancora il nome di Longon Saldu. In quell’ anno nuove costruzioni cominciarono a sostituire le baracche di pescatori. Cinque anni dopo, un ufficiale dell’esercito piemontese, Francesco Maria Magnon, redasse un piano regolatore a immagine e somiglianza di Torino, tracciando strade rigorosamente ortogonali, e Vittorio Emanuele I eresse a comune il villaggio. Gli cambiò il nome, dandogli quello della moglie.

Da vedere è lo splendido fiordo che ospita il piccolo porto collegato giornalmente sia con le isole sarde sia con la Corsica. Di qui si possono prendere barche per fare il giro di Capo Testa, purchè si riesca a cogliere le Bocche di Bonifacio in uno dei loro rari momenti di rilassamento, visto che sono generalmente inquiete. Sarà un’ esperienza indimenticabile.

Sarà comunque straordinario anche un viaggio per la terra. Lasceremo l’auto subito dopo aver percorso lo stretto istmo che divide il mare nelle due splendide spiagge di Taltana (a sud) e Capiciolu (a nord), e continueremo a piedi. Stretti sentieri tra le pietre lavorate con arte dal vento ci condurranno all’ interno del promontorio e verso il litorale alto e scosceso.

In giornate limpide, le alte falesie di Bonifacio e le isolette corse ci presenteranno uno spettacolo incomparabilmente suggestivo.

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