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Cala Luna

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Cala Luna – Immaginiamo una spiaggia di sabbia finissima, delimitata in alto a sinistra da bastione naturale, a destra da splendide enormi grotte e sul fondo da un bosco di oleandri rossi, rosa e bianchi, separato dalla spiaggia da un lungo stagno, profondo pochi centimetri.

E immaginiamo che alle spalle di tutta questa grazia di dio ci sia un vallone in cui i colori sembrano essersi presi il gusto di accostarsi l’uno a l’ altro capricciosamente. Una “cosa” così esiste: Cala Ilune, ribattezzata da un qualche funzionario savoiardo un pò più fantasioso di altri Cala Luna.

Uno svergognato tentativo di far arrivare per strada, per di più asfaltata, assassina di splendide montagne a picco sul mare e quinta colonna di futuri villaggi turistici, è stato soffocato ai primi balbettii. E quindi a Cala Ilune – Cala Luna – si arriverà per mare, con un viaggio attraverso una natura in vesti di gran gala, o a piedi (ma non da soli) percorrendo sentieri che mai hanno conosciuto un solo pneumatico.

Tutto comincerà a Calagonone, dove, soprattutto a metà o a fine primavera, ma non d’estate, si possono trascorrere giorni di assoluto incanto.

Per arrivarci si partirà da Durgale (Dorgali). Ci informeremo preventivamente sull’orario di partenza dei battelli per la nostra spiaggia e chiederemo, in particolare, di uno che faccia sosta alla grotta del bue marino. Percorreremo quindi l’Orientale sarda (la statale 125) verso il sud per 5 chilometri, fino alla galleria che si trova sulla sinistra. Attraversiamola e, alla fine, fermiamoci nel belvedere e mai nome troveremo più denso di significato: un immenso arco di mare, circondato da montagne a picco, è lo spettacolo offerto.

La tortuosa strada che scende a Calagonone attraversa splendidi boschi. Fatti pochi chilometri si troverà sulla destra una strada bianca e un cartello che indica il nuraghe Mannu. Compatibilmente con l’orario di partenza del battello, inoltriamoci. Lasciata l’auto in uno spiazzo fra olivastri, una breve passeggiata ci condurrà al nuraghe dalla cui sommità ci aspetta un’altro degli spettacoli in grande stile che la natura ha saputo organizzare da queste parti.

Se ci sarà ancora tempo (e comunque la cosa può essere rimandata al ritorno da Cala Luna, posto che riusciremo a resistere alla tentazione di pernottare a Calagonone), arrivati alla periferia dell’abitato, prenderemo la strada asfaltata sulla destra che porta a Cala Fuìle, resto di quello svergognato tentativo di cui si diceva. Lungo la strada si trovano luoghi di delizia come la spiaggia sassosa di Tziu Martine, ma la meraviglia ci aspetta alla fine. Dal piazzale che conclude ( auguriamoci per sempre) la strada, attraverso un ripido sentiero e un centinaio di gradini scendiamo a Fuìle, parte terminale di un fiordo.

L’acqua del mare, la spiaggia con una polla di acqua sorgiva, il retroterra odoroso di lentischio, mirto e altre essenze, l’alto costone sulla destra, intorno al quale volano colombacci, gabbiani, falchetti, ci faranno credere che il massimo è raggiunto. Ed è, invece, solo l’ inizio di questo viaggio.

Nel porto troveremo, dunque, il barcone che fa servizio per Cala Luna. Appena partiti, rivedremo, ma da una prospettiva diversa, la costa di Gonone, Tziu Martine, Cala Fuìle. Subito dopo la barca si avvicinerà alle montagne alte sul mare per accostare alla Gruta de su boe de mare, la Grotta del Bue marino e, cioè, della foca monaca. Le foche si sono ora ritirate nei luoghi più impervi e per niente visitabili. Niente foche, dunque.

Ma la grotta, una delle più grandi del Mediterraneo anche per la sola parte visibile, è unica e l’emozione per il visitatore è garantita.

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