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Cagliari – visita breve della città

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Cagliari, Kàralis secondo l’antico toponimo (che infatti sta a significare “altura fortificata”), poi Calaris e Carales nel Medioevo, infine Callari sotto i Pisani, nome che i successivi invasori spagnoli pronunceranno Cagliari.

E’ una storia segnata da un susseguirsi di insediamenti e di dominazioni che hanno lasciato nel capoluogo sardo una traccia indelebile. L’epoca preistorica riecheggia nei ritrovamenti di Monte Urpinu e Monte Claro, di Borgo S.Elia e San Bartolomeo; dei fenici resta, oltre che (forse) il nome, l’antico approdo; dei cartaginesi la necropoli di Tuvixeddu; dei romani la prima idea di moderna urbe; dei bizantini il corpo centrale della Basilica di San Saturno.

Ma bisognerà aspettare il governo pisano per vedere la città assumere carattere di fortino: proprio ai toscani, infatti, si devono torri e mura, mentre saranno gli aragonesi prima e i piemontesi di Vittorio Amedeo II poi a rafforzare i bastioni e a costruire l’arsenale e i terrapieni.

  Dunque non può che partire dal “Casteddu” la visita guidata della città.

Tre le vie d’accesso alla rocca: due ascensori, collocati uno a metà del Viale Regina Elena e l’altro al lato del Bastione di Saint-Remy per via Fossario.

Qualunque sia la scelta, diversi sono i monumenti, le chiese, i palazzi che si incontrano lungo il percorso e che meritano di essere visti.

Cominciamo proprio da “i bastioni“, punti di raccordo tra i quartieri di Castello e Villanova, eretto tra il 1899 e il 1902, e composto da due terrazze, una dedicata a Umberto I e l’altra a Santa Caterina. Nato come belvedere e passeggiata,

Il Bastione Saint Remy ci offre la vista su Cagliari fino alla Sella del Diavolo“. Sulla sommità della rocca ecco la Torre trecentesca di San Pancrazio, alta trenta metri, gemella della Torre dell’Elefante che segna l’ingresso alla zona sud del quartiere.

  I tre volti della Cattedrale di Santa Maria

Tra una e l’altra, nella piazza triangolare e lievemente inclinata intitolata a Carlo Alberto, è possibile visitare uno dei monumenti più importanti della Sardegna: La . Edificata tra il 1274 e il 1300, la Cattedrale viene ridisegnata in stile tardo barocco ai primi del ‘700 e poi in quello, definitivo, romanico-pisano nel 1933. Oltre alle opere d’arte che adornano le cappelle delle navate laterali, è di sicuro interesse il pulpito di Guglielmo da Pisa (1159), smembrato in due parti nel 1670, e ai cui piedi si trovavano i quattro leoni romanici che ora “difendono” la scala presbiterale.

Nei pressi, la gotica chiesa della Purissima, edificata insieme al convento attiguo nella seconda metà del ‘500 per volontà di una nobildonna cagliaritana: insieme agli arredi, un trittico di Casula e un S.Girolamo di Cavaro. Di impianto catalano, poi rinfrescato dai sabaudi, è invece il , ieri dimora dei vicerè spagnoli e piemontesi e oggi sede della Prefettura e sala consiliare della Provincia.

Il quartiere del Castello ingloba infine la Cittadella dei Musei, a cui si accede dalla porta dell’Arsenale e che deve il suo nome alla compresenza della Pinacoteca Nazionale, del Museo Archeologico  , del Museo Civico Orientale Stefano Cardu, della Mostra di cere anatomiche di Clemente Susini.

  Tre quartieri ai piedi del Castello

Il “Casteddu” domina su tre quartieri storici: Stampace, Marina e Villanova. Stampace, raggiungibile dal Castello attraverso Porta Cristina, mantiene ancora oggi l’impianto urbanistico medievale, ma le testimonianze risalgono a epoche e civiltà diverse. Un possibile percorso a piedi comincia dalle chiese racchiuse tra via Ospedale e via Santa Margherita: S.Michele, tra i maggiori esempi di barocco spagnolo, eretta dai gesuiti nel ‘600 insieme alla Casa del Noviziato; S.Anna, ricostruita dopo i bombardamenti del ’43 in fedele stile tardobarocco-piemontese; S.Efisio, settecentesco tributo al martire mandato in Sardegna dall’imperatore Diocleziano per combattere i barbaricini e gli iliensi. Da non perdere, il 1° Maggio, la sagra che parte proprio da S.Efisio e che convoglia da ogni parte della Sardegna centinaia di partecipanti in costume tradizionale sardo. Sempre a Stampace si possono visitare l’Anfiteatro romano di viale Fra’ Ignazio da Laconi, di cui restano le fosse per le belve, la cavea con le recinzioni divisorie, le tre serie di gradinate e il podium, e villa di Tigellio, prospiciente l’omonima via, che si compone di tre domus urbane del I secolo d.C. Al centro del quartiere vale una sosta in piazza Yenne, dominata dal Bastione di S.Croce.

La Cattedrale di Santa Maria di Castello, dedicata alla Vergine Assunta e a Santa Cecilia martire, si trova a Cagliari in piazza Palazzo. La chiesa venne elevata a Cattedrale della città dopo la conquista e il successivo abbandono di S. Igia nel 1258, capitale del Giudicato di Cagliari, dove aveva sede l’Episcopio. Dell’impianto medioevale originario permangono soltanto il campanile a sezione quadrata, i bracci del transetto con le due porte laterali di schema romanico (quella meridionale) e la cosiddetta “cappella pisana“, dedicata al Sacro Cuore e posta a sinistra del presbiterio quadrangolare. In posizione simmetrica rispetto alla cosiddetta “cappella pisana” sorge un’altra elegante cappella trecentesca, dedicata alla “Sacra Spina“, edificata secondo i moduli stilistici gotico aragonesi. La prima trasformazione della Cattedrale avvenne tra il 1664 ed il 1674 ad opera dell’architetto genovese Domenico Spotorno, che rifece completamente l’interno ampliandone la superficie. In questa occasione le due cappelle medioevali vennero coperte e nascoste. Ai lavori di restauro parteciparono numerosi maestri scalpellini, autori delle belle formelle che decorano gli intradossi degli archi. Nel 1702 l’architetto Pietro Fossati diede inizio ai lavori di rifacimento della facciata, che venne adattata al gusto barocco dell’epoca e terminata l’anno successivo. Nel 1930, infine, nel corso degli ultimi e definitivi restauri ad opera dell’architetto Francesco Giarrizzo, la chiesa poté recuperare le due cappelle trecentesche nascoste e acquisì l’attuale nuova facciata neoromanica in sostituzione della marmorea facciata barocca. Sotto il presbiterio della Cattedrale, l’arcivescovo Francisco Desquivel fece costruire nel 1618 una cripta-santuario: tre grandi cappelle intercomunicanti parallele, interamente rivestite di marmi intarsiati policromi, per custodire le reliquie dei numerosi martiri cagliaritani riportate in luce a partire dal 1614.[spp_ica id=”1997″]
L’aspetto attuale del Palazzo Regio è il risultato di trasformazioni e adattamenti avvenuti nel corso di diversi secoli. Già a partire dalla prima metà del sec. XIV il luogo fu sede della residenza vicereale di Catalani e Aragonesi, alla quale si aggiunsero via via anche gli uffici amministrativi e politici.

L’intervento più importante è dovuto ai Savoia e comincia intorno al 1729-30 ad opera degli ingegneri militari piemontesi. Le parti interessate furono gli ambienti interni del piano nobile, oltre che l’atrio, lo scalone ed il portale: sopra questo un’iscrizione datata 1769 ricorda il re Carlo Emanuele III e il viceré Hallot. A tale momento si fa risalire la facciata odierna, caratterizzata da paraste che segnano verticalmente l’edificio, inquadrando le aperture che si ripetono per diversi piani. Tra il 1779 e il 1815 il Palazzo ospitò la corte sabauda, “esule” da Torino per l’occupazione francese.

Dopo la “fusione perfetta” della Sardegna con gli Stati di Terraferma (1847), l’edificio perse la sua destinazione originaria fino a che fu acquisito dalla Amministrazione Provinciale (1885) che continuò le trasformazioni. La più importante è il salone consiliare, per il quale nel 1892 fu bandito un concorso nazionale, vinto dal pittore perugino Domenico Bruschi.

Tra il 1894 e il 1895 questi eseguì i dipinti con soggetti legati a momenti della vita dei Sardi dall’età romana a quella moderna, fino alla celebrazione allegorica dell’isola che custodisce lo scudo dei Savoia. In un momento successivo (forse tra il 1896 e il 1898) il Bruschi decorò la Sala Gialla con scene mitologiche e di danza. Nell’edificio figura anche la Quadreria con i ritratti dei viceré, interessanti dal punto di vista storico più che da quello artistico.

Oggi l’edificio ospita alcuni uffici della Prefettura ed è stato sottoposto ad un intervento di restauro che ha ripristinato anche parte delle finiture delle sale di rappresentanza.

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