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Barisardo - Menhir

Barisardo – la primavera in pieno inverno

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Per quella specie rara di persone cui il mare piace frequentarlo in inverno, per centellinarlo meglio, uno dei posti ideali è Barì (Barisardo).

Anche se è inverno, a Barisardo la temperatura è generalmente mite, primaverile. Non per nulla le verdure, la frutta hanno, da chissà quanto, scelto questo paese ogliastrino per abbandonarsi al piacere di crescere e maturare in anteprima. Così che i bariesi hanno fatto del commercio delle primizie la loro attività dominante, insieme, naturalmente, a quella del turismo.

Intanto si potrebbe andare a provare, no? E cogliere così l’occasione di fare un viaggio tra natura e storia.

Barisardo - MenhirCominciamo da quest’ultima, prendendo l’avvio dal nord, da Tortolì. Lasciata la cittadina, in un campo a breve distanza, si ergono quattro splendidi menhir, il più alto dei quali si avvicina ai 4 m. Li troveremo sulla sinistra prima di Barisardo. In quel punto si immette nella statale 125 un viottolo carrozzabile che porta al mare; percorsa né una decina di metri, vedremo i menhir levarsi sulla nostra destra. E’ grande l’emozione di trovarci davanti a capolavori millenari, a guardia, quasi sicuramente, di molte cose ancora nascoste.

In una zona quasi del tutto piana, laddove il Gennargentu spande i ultimi suoi declivi, Barisardo sorge ai piedi di un altopiano basaltico, Su tecu. Qui si formò una collina (Sa Iba manna) da cui un fiume nero di lava pietrificata si riversò a mare. Un modo “alternativo” (anche se un tantino faticoso) per fare la conoscenza con lo splendido mare di Barisardo è quello di percorrere Su tecu, visitandone i resti nuragici.

In ogni caso si partirà dal paese lungo la strada che porta alla torre spagnola del XVII secolo. Una traccia segnata sulle pietre ci condurrà a un costone su cui è scavata una domu de jana, come le sue consimili costruita dai quattro a 4.500 anni fa. Nei pressi si troverà un altro sentiero che ci condurrà sull’altopiano e a uno dei tanti nuraghi di cui è costellato territorio di Barisardo, tra cui quello noto come Giba de Scorca, la cui torre è preceduta da un singolare recinto scoperto.

Capo BellavistaCamminando parallelamente al mare, attraverseremo un allevamento che solca l’altopiano e troveremo quindi -con gli occhi incantati da un suggestivo panorama comprendente anche il Capo Bellavista -, un’altra valletta che solca l’altopiano. Avremmo di fronte Su Màstixi, il punto dell’altopiano più vicino al mare. Raggiunta questa punta, scenderemo al mare, arrivando alla Torre aragonese lungo la bellissima costa.

L’edificio, ancor oggi abbastanza ben conservato, fu costruito da Filippo II, nell’ambito di un sistema difensivo delle coste sarde, comprendente 78 torri. Ce n’era ben donde: i registri parrocchiali di Barì recano traccia di un’incursione pirata il 18 ottobre del 1595, “sa die del Santu Luca, quandu si funti mortus is Turqus in sa padula” (il giorno di San Luca, quando si uccisero i turchi nella palude).

Di un certo interesse in paese è la chiesa della Beata Vergine in Monserrato, costruita fra il 1601 e il 1750 con grande ricchezza di marmi. Bellissimo il campanile rococò, costruita da Mastru (maestro) Melis alla fine del 1700. All’interno è da vedere una sacra famiglia, dipinta a imitazione di quella di Raffaello, dal pittore sardo Antioco Mainas intorno al 1550.

Barisardo è anche paese di brave tessitrici di tappeti e arazzi. Camminando nei suoi antichi vicoli sarà facilissimo imbattersi in piccole botteghe artigiane, dove potremo vedere e acquistare arazzi, tappeti, coperte, cuscini fatti con telaio a mano.

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