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Ardia di Santu Antine – Sedilo

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Delle feste a cavallo che caratterizzano i mesi caldi dell’estate sarda le più spettacolari sono indubbiamente le Ardie, Ardia (Ardia-Bardia, guardia) è un modo ardimentoso di andare a cavallo, una corsa anomala che non prevede premio e tanto meno vincitori.

È altresì un modo estremamente singolare per esternare la propria devozione al Santo per cui si corre l’Ardia e al tempo stesso la propria balentìa nei confronti degli altri partecipanti. Proprio per questo l’avvenimento costituisce la più eclatante e mirabile esternazione del connubio tra il sacro e il profano che invariabilmente finisce col caratterizzare la quasi totalità delle feste di antica tradizione. L’Ardia più famosa di tutta la Sardegna è quella che ai primi di luglio si corre a Sedilo in onore di San Costantino.

Perché ci sia Ardia è necessaria la presenza di un santuario campestre il cui sito sia abbastanza distante dal centro abitato. In passato alla festa del Santo, per poterlo onorare e pregare (tentare su Santu, fare la guardia al Santo), i più andavano a piedi, chi poteva lo faceva col carro e solo chi era ricco utilizzava il cavallo. Ai cavalieri, che immancabilmente arrivavano nel bel mezzo della festa, era demandato l’incarico e il privilegio di recare gli stendardi.

In prossimità dell’arrivo il gruppo scomposto si compattava per dare inizio a una corsa gridata che serviva per onorare il Santo ma anche per dimostrare il proprio valore e quello del cavallo montato. Era un modo per entrare nel mito e pure nella leggenda del “piccolo mondo antico” cui si apparteneva.

Davanti alla chiesa la corsa cessava e con essa il polverone, A questo punto cominciavano sos inghirios, il rito simbolico dei giri al passo o di corsa intorno al santuario. Reminiscenze di culti pagani sono abbastanza evidenti nel modo di procedere e stanno a dimostrare un tenace attaccamento alle tradizioni che ha dell’inverosimile. Logico pensare che la cristianizzazione delle genti pagane sia stata in Sardegna assai lunga e travagliata, con non pochi compromessi, le cui conseguenze continuano a manifestarsi spesso in modo del tutto inconsapevole per coloro che tramandano l’usanza. L’Ardia non si corre solo a Sedilo e tantomeno solo per San Costantino (che Santo non è per la Chiesa di Roma!). C’è anche quella di S. Pietro a Dualchi, di San Lussorio a Borore e Santulussurgiu, di San Sebastiano a Cossoine, della Madonna d’Itria a Noragugume e via dicendo. Ogni santo un paese, e anche se l’elenco può sembrare nutrito, basta fare ricorso alle infinite memorie locali per dilatarlo a dismisura.

In tante contrade, infine, l’Ardia si corre ugualmente anche se viene chiamata con un nome diverso, Nel tempo infatti si sono verificate tali e tante mutazioni che hanno finito con lo snaturare i connotati d’origine. A Sedilo l’Ardia si corre nel tardo pomeriggio del 6 luglio e di primo mattino l’indomani. A condurre la corsa tre pandelas (bandiere): sa pandela medzore (bandiera maggiore, capocorsa), sa sigunda e sa terza (la seconda e la terza, aiutanti di campo). In corteo solenne escono dal paese per andare fin sul promontorio dirimpetto al santuario e cento e più stupendi destrieri rendono l’evento incomparabile ed avvincente, È la corsa degli “improvvisi”, perché è sulla sorpresa che il “condottiero” gioca tutto il suo prestigio. Il compito, atteso per una vita intera con la consapevolezza di non poterlo più rivivere, deve essere portato a termine con onore. Il privilegio di stringere lo stendardo e di riconsegnarlo a fine corsa senza aver subito l’offesa del sorpasso, da parte di quelli che lo rincorrono, deve essere difeso (ardiare) con orgoglio, con astuzia e con tutte le forze di cui si può disporre.

Quando l’Ardia deve iniziare lo sa solo il capo corsa, ed è all’improvviso. Una ripida sconnessa discesa inghiotte i partecipanti. Un polverone immane li nasconde e li restituisce al di là di un arco di pietra che deve essere attraversato sempre di corsa. Poi una salita che conduce alla chiesa, e tutto si placa. La corsa diventa andatura e cominciano sos inghirios, il magico e misterioso insieme dispari di giri attorno al santuario. Dovrebbero essere occasione per la segreta preghiera, e forse lo sono, di certo contribuiscono a rendere spasmodica l’attesa di tutti per un altro “improvviso”.

Di colpo la corsa riparte, e anche stavolta una discesa ripida e tortuosa inghiotte uomini e bestie tra due ali di folla che non gode di barriere a protezione. Il pericolo delle rovinose cadute è sempre costante, ma un’infinità di strane congetture, che contribuiscono a rendere mitico l’evento sedilese, riescono ad impedire che possa accadere.

Davanti a sa muredda (struttura circolare con una croce antica che sormonta una colonna di marmo) l’affanno della corsa si placa nuovamente e si ricomincia con i giri al passo, fino al prossimo “improvviso”. Questa volta sarà l’ultimo, e sarà il percorso contrario, tutto in salita, fino allo spiazzo che fiancheggia la Chiesa, A questo punto si potranno trarre conclusioni e avanzare giudizi sul comportamento de sas pandelas e di tutti quelli che gli hanno dato battaglia, L’indomani mattina si replica, ma la notte che deve venire sarà tutta un animato discutere su quanto si poteva fare e non si è fatto ma anche su quella che a tutti è sembrata sublime balentìa che consente all’artefice di varcare il confine appartenente alle Ardie del mito, quelle che contano nella memoria collettiva sedilese.

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